Published On: Mer, Giu 5th, 2013

Stop ai finanziamenti, sì a nuove ricche entrate

Basta rimborsi elettorali, sì al 2×1000: la legge “truffa” che non affamerà la politica

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di DIEGO GUSTAVO REMAGGI –  Il governo delle larghe intese inizia a muovere i primi passi verso quelle riforme che gli italiani attendono da tempo. Riforme per le quali sono stati spesi voti referendari passati inosservati e calpestati dal passo pesante della macchina politica nazionale. Eppure ad Enrico Letta un sorriso sarà scappato mentre annunciava “urbi et orbi” che il consiglio dei ministri aveva appena approvato il disegno di legge sull’abrogazione del finanziamento pubblico. Qualche pagina, 15 articoli che trasformeranno il Parlamento in un covo di leoni pronti ad azzannarsi su emendamenti e postille, dirigenti di entrambi i principali partiti che affilano denti e unghie, che vorrebbero più tempo, per prepararsi, per rimediare, per correggere. Già, perché dietro lo stop ai finanziamenti – per gli amici: rimborsi -, c’è tutto un gioco, un sistema, di detrazioni, percentuali, millesimali che non stanno a significare altro che, in sostanza, ancora una volta qualche soldo uscirà fuori dalle tasche dei cittadini e, anzi, i partiti si troverebbero ancor più ricchi di quanto non lo siano adesso. Ci stanno prendendo in giro ancora una volta? 

Stando alle prime informazioni arrivate dal palazzo, gli unici canali di sostegno che riceveranno i partiti saranno erogazioni volontarie con detrazioni del 52% per importi compresi tra 50 e 5000 euro e del 26% per le più generose donazioni che arriveranno ad un massimo di 20mila; destinazioni volontarie del 2 x 1000 e concessione gratuita di spazi (ovviamente anche in tv) e servizi.

Vi sembra poco?

Aggiungiamo anche che questa riforma sarà effettuata gradualmente, ovvero sarà spalmata su tre anni, riducendo il finanziamento attualmente in corso del 60% il primo anno, del 50% il secondo e del 40% il terzo, arrivando poi a scomparire. Ma c’è di più, i partiti che non adotteranno uno statuto (e qui, ad esempio, viene in mente il MoVimento 5 Stelle) con criteri di trasparenza e democraticità, non potranno ricevere benefici delle erogazioni, del 2 x 1000 e nemmeno gli spazi gratuiti. Il tema della “trasparenza” ritorna poi nella bozza di un articolo secondo cui tutte le forze politiche avranno l’obbligo di avvalersi di una società esterna che controlli e gestisca la contabilità, trasmettendo anche alla presidenza della Camera l’elenco di tutti i facoltosi “mecenati” che contribuiranno alla causa del loro partito con importi superiori a 5 mila euro. Sempre dal 2014 verrà messo da parte un milione di euro per fare in modo che tutti i movimenti dotati di statuto e di un autonomo gruppo parlamentare abbiano spazi televisivi “gratuiti” in Rai. Proprio come se la televisione di Stato non avesse già abbastanza debiti e problemi da risolvere.

Insomma, dov’è la fine dei finanziamenti? Nel disegno di legge sembra quasi che si parli di tutto tranne che della loro eliminazione.Anzi, nell’articolo 5 si legge che: “L’Agenzia del demanio, anche attraverso la stipula di apposite convenzioni con enti territoriali ed altre amministrazioni pubbliche, assicura, in favore dei partiti e dei movimenti politici iscritti nella seconda sezione del registro di cui all’articolo 9, la disponibilità, in almeno ciascun capoluogo di provincia, di idonei locali per lo svolgimento delle attività politiche, nonché per la tenuta di riunioni, assemblee e manifestazioni pubbliche”. Tutto per avere più spese e più fondi. Sulla gradualità della riforma si potrebbe poi discutere per ore. I gruppi dirigenziali del governo di coalizione sono ben uniti nel dire che fermare subito i finanziamenti sarebbe una mostruosità perché i partiti hanno dipendenti, mutui, bollette, spese, un po’ come tutte le famiglie italiane su cui però l’Imu si è abbattuta senza gradualità, senza essere “spalmata” su un triennio in cui rivedere conti e budget di spesa. Siamo arrivato al punto in cui Maurizio Bianconi, tesoriere del Pdl, urla e sbraita al telefono con un giornalista del Corriere, per poi avere una cristi di nervi “mistica”: “Ma questi qua non si rendono conto, non lo hanno mai visto un partito da 10-12 milioni di voti. Io qui ho i commercialisti, gli avvocati, i giornalisti che lavorano per noi – sostiene il tesoriere -. Li dovrò mandare via. Ci affideremo alla Madonna di Medjugorie”.

Insomma, il sorriso di Letta rischia di far diventare il Parlamento una sorta di palude da cui tutti vorrebbero uscire con le scarpe nuove, pulite e profumate. Berlusconi, che prima era contrario al finanziamento, ora, forse abbastanza provato di tirar fuori troppi soldi per moglie e partito, ha iniziato a mandar fuori Cicchitto e Matteoli che, come due mastini, sono pronti a sbranare chi si azzardi a dire che “sì, è giusto dire basta ai contributi pubblici”. E il Pd non è da meno, anche dalle loro parti nessuno vorrebbe eliminarli (adesso), sebbene in campagna elettorale Bersani promise di restituire la prima tranche prevista per luglio. Ugo Sposetti, membro storico dei Ds, ha espresso il suo disappunto facendo diventare il caso “rimborsi” un lamento bipartisan: “Non c’è Paese in Europa che non abbia il finanziamento pubblico ai partiti e che non abbia un sostegno alla vita democratica, così sarà come entrare in Sudamerica”.

Tutto però è ancora demandato all’attività parlamentare. Si dirà di tagliare salvo poi avere ancora più soldi di prima. Sarebbe bastato un “no” secco, un tratto di penna per dire basta, invece sembra che le vecchie logiche continuino anche nel 2013. A che serve, a questo punto, un governo di larghe intese se non vengono approvate seduta stante, certe riforme?

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