Published On: Lun, Lug 15th, 2013

2013: record di fallimenti a Parma

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“Fare per fermare il declino” evidenzia come in sei mesi sia già stato registrato il record di fallimenti e concordati preventivi a Parma, “un’emergenza senza precedenti” che richiede un intervento immediato da parte della politica.

“I dati del sito del tribunale (www.fallimentiparma.it) non lasciano dubbi: siamo di fronte ad un’emergenza che non ha precedenti. Ma la politica e i partiti tradizionali, che parlano di “decreti del Fare”, non riescono a dare risposte.
Al mese di giugno 2013, a Parma e provincia, si contano 44 concordati preventivi con assegnazione di termine, (i cosiddetti “concordati in bianco”) ,37 concordati preventivi e 65 fallimenti, in pratica un fallimento ogni tre giorni.
Lo scorso anno, “annus horribilis” nello stesso periodo i fallimenti erano stati 56, mentre i concordati solo 8.
Ogni giorno in tribunale finisce una parte del tessuto produttivo di questa città, che alza bandiera bianca di fronte non solo ad un mercato difficile, ma soprattutto a una pressione fiscale in aumento, al ritardo dei pagamenti dello Stato e alla burocrazia. Aziende di informatica, bar, ristoranti, ditte artigianali, imprese edili, concessionarie d’auto, fabbriche di mobili, società di trasporti e tante altre realtà produttive scompaiono, cessano l’attività in situazione di dissesto economico.
Nel confronto internazionale, l’Italia concentra il proprio prelievo fiscale in particolare su lavoro e impresa: l’aliquota fiscale totale per un’impresa media è pari al 68,3%, contro una media dei 34 paesi dell’Ocse del 43,1%; Inoltre il fisco italiano si distingue per la sua complessità: pagare le imposte richiede mediamente 15 adempimenti per un totale di 269 ore, contro una media Ocse di 12 adempimenti per 176 ore.
Sono numeri da affrontare.
“Per questo motivo, come movimento politico, a partire dal 16 luglio e il 16 di ogni mese, a partire dalle 8, saremo presenti davanti alla sede dell’Agenzia delle entrate. – spiega il parmigiano Riccardo Melloni, vice coordinatore regionale di Fare per fermare il declino – per lanciare un allarme. La nostra testimonianza non è contro chi lavora a servizio dello Stato, ma vuole essere un segno di solidarietà a tutti quelli, artigiani, imprenditori, negozianti, che  fanno i conti con una pressione fiscale insostenibile. La politica deve occuparsi di questo: di ridurre gli sprechi e i costi della spesa pubblica per poter dare un futuro a chi lavora, a chi investe nel lavoro, vi dedica tempo, risparmi, fatica e tutta una vita”.

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