Published On: Lun, Lug 8th, 2013

Animalisti e ambientalisti vivono in una sindrome da “lutto”?

animalisti

Gli scienziati e gli ambientalisti che combattono per salvare specie animali in pericolo di estinzione, foreste e altri ecosistemi, vivono costantemente in stato di cordoglio, con le stesse caratteristiche di chi perde una persona cara. Lo afferma il biologo degli ecosistemi Richard Hobbs, dell’University of Western Australia, sulla rivista Decision Point dell’Environmental Decision Group.

”Che sia la distruzione di una foresta, o la perdita di un piccolo marsupiale che prima abbondava, o il declino della calotta glaciale artica, le persone che si curano di queste cose affrontano costanti notizie di perdite imminenti o attuali, e questo causa un senso di lutto”, scrive. ”Le perdite di qualsiasi genere, di un familiare, un amico o un ambiente familiare, comporta il bisogno di affliggersi, e le persone che lavorano nel campo della conservazione vivono in un mondo caratterizzato da perdite”.

Hobbs spiega di essere rimasto profondamente colpito dall’impatto, tipico del lutto, sui partecipanti alla Conferenza internazionale di biologia della conservazione, nel 2011 in Nuova Zelanda. L’effetto – sostiene – ricalca le cinque fasi dell’elaborazione del lutto identificate dalla psichiatra Elisabeth Kubler Ross: negazione, rabbia, contrattazione, depressione e accettazione.

”Ad esempio la rabbia e’ una reazione comune a problemi di conservazione, da ogni lato del dibattito. La negazione e’ spesso usata come riparo da notizie indesiderate, la contrattazione interviene quando ci si rende conto che e’ impossibile salvare tutto, e dobbiamo negoziare cosa si puo’ salvare. La depressione poi e’ una possibilita’ costante per chi cerca di salvare animali ed ecosistemi in pericolo, quando contempla l’enormita’ e la difficolta’ del compito, mentre all’accettazione si giunge quando ci si riconcilia con le perdite che non possono essere evitate, e si impara a vivere con esse, anche senza adeguarsi”, elabora Hobbs.

Tuttavia lo studioso sottolinea come la conservazione, oltre al cordoglio genera speranza, ricordando che le perdite sono spesso reversibili, e che vi sono state storie straordinarie di successo nel salvare animali in pericolo o nel ripristinare il loro habitat. ”In effetti, il senso di speranza e’ una ragione per cui tanti di noi si dedica all’ecologia del reintegro”.

Fonte: ANSA

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