Published On: Gio, Lug 25th, 2013

Banca Popolare di Spoleto: peggio di Monte Paschi

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(tratto da Il Fatto Quotidiano) Traditore, pezzo di merda, vattene affanculo bastardo, hai rotto i coglioni”. Scene di alta finanza nel ducato di Spoleto. Dove le brezze culturali del Festival dei Due Mondi si mescolano ai miasmi della locale Banca Popolare. Le acclamazioni sopra riportate se l’è prese un anno e mezzo fa Danilo Solfaroli che tentava inutilmente di condurre i lavori assembleari della cooperativa Spoleto Crediti e Servizi (Scs), 17 mila soci, che possiede il 51 per cento della banca.

Solfaroli è uscito dalla sala ed è andato direttamente alla procura della Repubblica ad accusare Giovannino Antonini, storico padre-padrone della Popolare, dei vari reati commessi con il golpe assembleare. Antonini due giorni fa è stato arrestato per la corruzione in atti giudiziari del giudice del Tar del Lazio Franco Angelo Maria De Bernardi: 50 mila euro per l’aiutino necessario a ottenere l’annullamento del commissariamento della banca e della Scs.

La storia è buona per corsi universitari in varie materie: diritto penale, amministrativo e commerciale, nonché scienze bancarie. Ma è soprattutto esemplare del circuito perverso tra piccole banche e potentati locali: partiti di destra e di sinistra, mafiette imprenditoriali, massonerie varie.

Quando la greppia scappa dalle mani rapaci dei furbetti del quartierino o della contrada si grida al nemico esterno. Sul nobile esempio di chi ha inneggiato alla torinesità del gigante Imi-San-paolo e alla padanità della Popolare di Milano, c’è chi difende la senesità del Monte dei Paschi e la marchigianità della Banca delle Marche, o la spoletinità della nostra Popolare.

Breve riassunto delle disgrazie di Spoleto. Tre anni fa sono partite le ispezioni della Banca d’Italia, mentre la Legacoop, come da obbligo di legge, è andata a ficcare il naso nella cooperativa Scs. Nel 2011 Giovannino Antonini, al vertice della banca per un decennio durante il quale rivendica di averla fatta crescere impetuosamente, viene estromesso, ma lui prontamente si fa eleggere presidente della holding, la Scs. Il tentativo di alcuni soci di sfiduciarlo nell’assemblea da cui siamo partiti – descritta dalla testata locale tuttoggi.info come una rissa tra scaricatori di porto – fallisce.

All’inizio del 2013 il Monte dei Paschi (che della Spoleto ha il 26 per cento) in base ai patti parasociali con Ss chiede ad Antonini di riprendersi le azioni della banca, ma quello non se ne dà per inteso, anche perché la cooperativa non ha i soldi (si parla di 100 milioni) per adempiere all’obbligo contrattuale.

Negli stessi giorni arriva alla presidenza Alberto Brandani, una vita nel potere Montepaschi, ma anche consigliere Fs, membro del comitato di vigilanza Anas e via poltroneggiando. Nel 1993 fu arrestato con l’accusa di concussione per una storia di finanziamenti Mps, e gli inquirenti gli trovarono in casa una valigetta con 106 milioni di lire in contanti. Lui disse che li teneva lì come riserva per le eventuali esigenze della famiglia (in effetti non si sa mai).

Cinque anni dopo fu assolto, ma adesso ha ancora qualche problema (falso in bilancio, abuso d’ufficio e peculato) che non osta all’attività di manager pubblico stante la fiduciosa attesa di nuovi proscioglimenti. Brandani è in quota Udc, Antonini è in quota Pdl (provenienza An).

La presidenza Brandani dura pochi giorni. Il 12 febbraio scorso il ministro dell’Economia Vittorio Grilli commissaria la banca e la cooperativa che la controlla. Apriti cielo. Mentre Antonini si precipita a cercare un giudice del Tar da corrompere per ottenere l’annullamento, Fabrizio Cicchitto del Pdl tuona contro Grilli, lo accusa di flirtare con il Pd che punta alla Spoleto, visto che una grossa Coop, la Centroitalia, partecipa alla cordata Clitumnus per rilevare la banca.

Il senatore Augusto Minzolini presenta un’interrogazione basata sulla lettura di tre articoli del Giornale, in cui ipotizza che il procuratore capo di Spoleto, Gianfranco Riggio, sia imparentato con l’avvocato d’affari Francesco Carbonetti, animatore di Clitumnus, e che “non si potrebbe escludere il sospetto” che le inchieste su Antonini siano finalizzate a favorire la scalata del parente.

Antonini è stato infine arrestato dalla procura di Roma, mentre Riggio si è limitato a chiedere il rinvio a giudizio per: associazione a delinquere, appropriazione indebita, ostacolo alle autorità di vigilanza, intermediazione usuraria, bancarotta fraudolenta e altri reati minori.
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In più Antonini è indagato, per la famosa assemblea-rissa, per ingiurie, minacce, falso ideologico e comportamenti fraudolenti vari. Tanto per dire, si legge negli atti d’accusa che Alberto e Francesco Antonini (figli) “procedevano al ritiro delle dazioni monetarie corrisposte di volta in volta favoriti provvedendo al loro versamento sui conti correnti del padre”. Le belle banche della sana provincia italiana.

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