Published On: Mer, Lug 3rd, 2013

C’era una volta la Lega

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di MASSIMILIANO PARENTI – È risaputo che gli occhi mediatici sono dei filtri: a seconda del periodo storico, delle esigenze di chi muove i fili e delle alleanze stipulate in periodo di campagna elettorale si sceglie qualcuno da celebrare e qualcuno da demonizzare. Tendenzialmente la strategia di combattimento è sempre la stessa, una prassi che ha ben poco di nuovo. Le fasi sono: l’esaltazione, il vittimismo, la conquista prossima. Un passaggio importante in queste fasi è anche quello (in realtà fondamentale) delle alleanze: guai a puntare sul cavallo sbagliato. Talvolta è proprio l’alleato a decidere la vittoria o la sconfitta del grande partito, è in grado di trainare grandi forze politiche nell’Olimpo o nell’Ade seguendo i venti delle esigenze degli elettori. Oggi questi “occhi mediatici” hanno deciso di oscurare una fazione che sta battendo gli ultimi colpi, dopo vent’anni di alti e bassi. Infatti negli anni novanta fu decisiva la scesa in campo di un partito allora “nuovo”, in apparenza stabile e guerriero, che faceva di una presunta identità territoriale del Nord la sua battaglia primaria: si chiamava – e si chiama – Lega Nord. Nell’immaginario collettivo, in questo momento, sono paragonati ai muppets. Dove sono? Cosa stanno facendo? Se in un qualsiasi telegiornale si parla di loro la reazione dello spettatore è più che altro di meraviglia. Forse è legittimo e doveroso ricordarsi che Maroni è il presidente della regione Lombardia, ma su chi possono contare in questo momento?

Veniamo ai fatti. Dopo gli scandali del Trota, della laurea in Albania, di “Roma Ladrona!”, dopo le appropriazioni indebite e le truffe ai danni dello stato di Belsito (ve lo ricordate?), le dimissioni di Bossi (dimissioni all’italiana), il rinnegamento di Berlusconi, il fallimento dei progetti di autonomia, di risollevamento dell’agricoltura, di una linea dura sull’immigrazione e una quasi scissione all’interno del partito, la Lega Nord decide di sposare la coerenza e candidarsi come se niente fosse alle elezioni 2013: con chi? Ma naturalmente dalla parte degli eterni vincitori, schierati mano nella mano con Odi et Amo Silvio. Le aspettative li vedono fuori dai giochi. La sconfitta c’è ma non è una disfatta: il partito del Senatùr si assesta al 4% toccando vette di 14 punti in Lombardia. Dopodiché cala il sipario, è il silenzio. Chiusa la sessione televisiva da campagna elettorale, i leghisti ancora esistenti si nascondono tra la folla degli osteggiatori ma non troppo del governo Letta, sanno che il loro tempo è finito, ma come nel salone del Titanic continuano a ballare dopo la collisione con l’iceberg. Nel frattempo fanno l’unica cosa che hanno sempre fatto: i comizi. Ma anche qui non è più come un tempo. Com’è successo di recente alla festa della Lega a Bergamo, si attaccano l’un l’altro come vecchi gerarchi di un esercito che non esiste più. Bossi, Maroni, Calderoli: tre nomi che non dicono più nulla alla politica italiana, eppure sembra che non vogliano defilarsi. Per quanto ancora?

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