Published On: Lun, Lug 8th, 2013

Denunciò per usura le banche: ora chiude per “crimini di Stato”

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“Crimini di Stato”: questa è stata la motivazione per la quale l’imprenditore Antonio De Masi ha annunciato ai sindacati la chiusura del suo stabilimento di Gioia Tauro il 10 luglio. L’imprenditore negli scorsi anni aveva denunciato per usura, ottenendo le condanne, numerosi istituti bancari e ricevendo anche intimidazioni da parte della criminalità. L’uomo ha inviato una lettera alle organizzazioni sindacali in cui spiega che la decisione è causata da ciò che definisce un “Crimine di Stato”, facendo riferimento al fatto che lo scorso 20 giugno il Tar di Reggio Calabria abbia sancito con una sentenza, addirittura per la quattordicesima volta consecutiva, il suo diritto alla concessione del mutuo antiusura che sarebbe dovuto essere erogato entro pochi mesi dalla domanda, presentata nel 2006, e che non è mai stato ottenuto. “Per arrivare vivi ad oggi, nell’attesa durata anni che i lunghi tempi della giustizia riconoscessero i nostri diritti, – ha scritto De Masi – la proprietà ha venduto ogni bene personale (automobili, beni di famiglia e oggetti personali) per continuare a sperare di poter garantire un futuro ai propri lavoratori”. La somma di cui l’imprenditore necessita per andare avanti è pari a 80 milioni, una cifra che corrisponde all’ammontare del danno economico subito a causa della condotta delle banche. “Chiediamo- ha dichiarato De Masi nella missiva indirizzata ai sindacati – un’immediata erogazione pari almeno al 50% del mutuo richiesto da effettuarsi entro il dieci luglio, con il saldo dell’importo da effettuarsi entro il 31 agosto. L’erogazione dovrà avvenire a favore del soggetto giuridico richiedente, ma finalizzato esclusivamente, oltre che come prima detto al pagamento degli stipendi, alla costituzione di una Newco con l’acquisizione del ramo di azienda dalla esistente società, per consentire la ripartenza dell’attività imprenditoriale.”. “Se entro il dieci luglio non ci verranno accreditati i soldi che, ribadiamo, sono un nostro diritto, – ha terminato provocatoriamente la propria lettera l’imprenditore – chiuderemo immediatamente le aziende per ‘crimini di Stato’. E informeremo tutti che noi abbiamo resistito ai colpi di kalashnikov della ‘Ndrangheta, ma ci siamo arresi ai crimini di Stato”.

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