test animali

Cibo, bevande, vernici e prodotti usati per il giardinaggio potrebbero rappresentare un pericolo per la salute umana. A lanciare l’allarme, una ricerca pubblicata negli Usa nei Proceedings dell’Accademia delle Scienze. Secondo quanto evidenziato dai ricercatori, le sostanze chimiche utilizzate per confezionare migliaia di prodotti di uso quotidiano (come conservanti e coloranti) sarebbero pericolose perché, i risultati ottenuti con gli esperimenti sugli animali, non sono trasferibili all’uomo. In altri termini, un composto innocuo per un topo, per un cane o per un coniglio non lo è, necessariamente, anche per gli uomini. “I ricercatori – spiega Ilaria Ferri, direttore scientifico E.N.P.A. – sono giunti a tale conclusione dopo aver constatato che, nonostante fossero state sperimentate sui topi, alcune medicine sviluppate per curare le patologie di origine infiammatoria hanno mostrato un tasso di insuccesso del 100% in circa 150 test condotti sugli esseri umani. Un dato che non deve sorprendere se, come sottolinea Kristie Sullivan del Physicians Committee for Responsible Medicine, qualcosa come il 90% di tutti farmaci testati sugli animali o viene ritirato dal mercato oppure non entra affatto nei circuiti commerciali”. Infatti, gli esperimenti condotti sulle patologie di natura infiammatoria causate da tossine batteriche, traumi e bruciature, hanno dimostrato che non esiste correlazione tra la risposta genica nei topi e quella nell’uomo, poiché, a seguito della somministrazione dei trattamenti terapeutici, queste tendevano a differire tra loro. “Questo significa che se con gli esperimenti sugli animali non si possono predire le risposte dell’organismo umano. – prosegue Ilaria Ferri – Ciononostante si continua a fare ricerca sugli animali per alimentare un fiorente business che ogni anno costa la vita a circa 100 milioni di topi e che non produce alcun beneficio per il progresso della ricerca medica”.

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