Published On: Mer, Lug 17th, 2013

Lo stato debitore fa morire le aziende

Aumentano del 114% i fallimenti per i ritardi della Pubblica amministrazione

ritardo_pagamenti

di DIEGO GUSTAVO REMAGGI –

Lo Stato, gli enti locali e la Pubblica amministrazione sembrano essere diventati unici veri aguzzini delle imprese italiane. I debiti non saldati e le dilazioni di pagamento altro non sono che giri di un nodo scorsoio che stringe ancor di più le attività degli imprenditori che, non riuscendo ad arrivare a fine mese, sono costretti a chiudere.
Secondo l’indagine Cgia di Mestre, negli ultimi cinque anni, i fallimenti di impresa sono più che raddoppiati, toccando un incremento del +114%, una percentuale pesante come un macigno. Dagli stessi dati si desumono i crediti che gli imprenditori vantano nei confronti della Pubblica amministrazione, qualcosa come 120 miliardi di euro, ben 30 in più rispetto alle rilevazioni compiute dalla Banca d’Italia a fine dicembre 2011. In quelle indagini, gli analisti, non tennero in considerazione le imprese operanti nella sanità e coi servizi sociali in cui, ormai storicamente, ristagnano i ritardi di pagamento più eclatanti. “Chi dovrebbe preoccuparsi a dimensionare il debito dovrebbe essere lo Stato – ha dichiarato il segretario della Cgia, Giuseppe Bortolussi – che, invece, si è dato tempo fino a settembre per calcolarlo”. Insomma, tra le tante deroghe e ritardi del governo Letta dobbiamo aggiungere anche questa? Secondo Bortolussi non sarebbe giusto prendersela con l’attuale presidente del consiglio, “il mancato pagamento dei debiti è un problema che parte da lontano, anzi, dobbiamo ringraziare il governo Monti e quello di Letta per aver messo al centro dell’attenzione dell’opinione pubblica questa anomalia tutta italiana. Tuttavia bisogna accelerare i tempi di pagamento – avverte Bortoloussi -, altrimenti con soli 20 miliardi di euro a disposizione annui, questi 120 miliardi di debito saranno onorati non prima del 2018”.
Dall’inizio della crisi economica all’ultimo mese dello scorso anno, analizzando gli effetti di tutti i mancati pagamenti, sono fallite ben oltre 15mila imprese. Secondo i dati di Intrum Justitia, analizzati e commentati dalla Cgia di Mestre, il 25% delle imprese fallite in Europa ha chiuso proprio a causa dei ritardi con cui vengono saldati i debiti. Tenendo presente che l’Italia, manco a farlo apposta, è la maglia nera dell’Eurozona quanto a mancata regolarità dei pagamenti tra pubblica amministrazione e imprese e quanto a transazioni commerciali tra imprese stesse, Cgia ha stimato che tra il 2008 e il 2010 tale incidenza abbia sfiorato la soglia del 30% salendo a 31% nel biennio 2011-2012. Così, di fronte ad oltre 52mila e 500 fallimenti in cinque anni, l’associazione ha riassunto il tutto stimando che 15mila e 100 chiusure di aziende sono da addebitare proprio ai ritardi nei pagamenti. Secondo Bortolussi, però, “hanno concorso sicuramente alla chiusura di queste attività anche gli effetti nefasti della crisi, come il calo del fatturato dovuto alla contrazione degli ordinativi e il deciso aumento registrato in questi ultimi anni dalle imposte e dai contributi, oltre alla forte contrazione nell’erogazione del credito che ha caratterizzato l’azione degli istituti di credito nei confronti soprattutto delle piccole imprese”.
Non ci sono però solo cattive notizie se è vero che lo Stato italiano e le sue autonomie locali, pur rimanendo tra i peggiori pagatori d’Europa, hanno ridotto di almeno dieci giorni il tempo dei pagamenti verso i proprio fornitori. Se nel 2012 le fatture venivano saldate, in media, dopo 180 giorni, da quest’anno – sempre secondo le elaborazioni Cgia sui dati Intrum Justitia – i fornitori dovranno attendere una decina di giorni in meno, ovvero 170. A tale proposito la Grecia, che nella graduatoria generale è al penultimo posto, ha fatto meglio dell’Italia accorciando i tempi, per l’anno in corso, di ben due settimane.
“Vuoi per gli effetti della nuova legge nazionale entrata in vigore dal primo gennaio di quest’anno che ha recepito la Direttiva europea contro i ritardi dei pagamenti, vuoi perchè nel Paese si è diffusa una certa sensibilità nei confronti di questo problema – conclude Bortolussi – sta di fatto che la Pa italiana paga i propri fornitori con maggiore celerità. Questa è un’inversione di tendenza importante, ma non ancora sufficiente, visto che rimaniamo fanalino di coda a livello europeo. Se in questo ambito le Pubblica amministrazione di Grecia e di Cipro continuano ad essere più efficienti della nostra, vuol dire che il lavoro da fare è ancora molto”.

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