Published On: Mer, Lug 24th, 2013

Writers

foto per writers

di DANILO COPPE – Col termine “writers” si intendono quei soggetti che amano utilizzare bombolette di vernice per esprimere il loro supposto talento sopra ogni tipo di parete. Solo alcuni di loro, però, il talento lo hanno davvero ed è un peccato quando alcune delle loro opere vengono dipinte su muri sui quali non si può dipingere. Sicuramente a gran parte di questi sedicenti artisti, al di là del talento, quello che manca è il buon senso. Ci sono tanti muri in giro per la città che meriterebbero di essere decorati, altri invece non possono subire lo stesso trattamento. In primis le abitazioni private o gli edifici storici. Nei giorni scorsi alcuni writers sono stati sorpresi dalle Volanti della Questura in un angolo della stazione ferroviaria mentre, nottetempo, imbrattavano alcune carrozze frigorifere. Datisi alla fuga precipitosa, una di loro è stata arrestata e sul posto sono state abbandonate decine di bombolette di vernice spray. I vagoni ferroviari sono fra quelle strutture che non possono essere decorate e quindi le potenziali opere vengono comunque rapidamente eliminate, con dispendio inutile di energie e di eventuale talento. Fra i writers peggiori ci sono quegli imbecilli che devono esternare il loro pensiero, o meglio il prodotto delle loro sinapsi, esprimendo i tre-quattro concetti che i loro cervellini possono elaborare. Mi riferisco ad esempio al soggetto che deve farsi perdonare dalla “tipa” e quindi esprime il suo rammarico con frasi struggenti. Oppure ai sottodotati che devono esternare le loro preferenze calcistiche o politiche sui muri, magari storici, della città. Tutto questo insieme di frasi e di disegni, come detto a volte bellissimi a volte inguardabili, costituiscono, oltre che un reato, anche un esempio lampante di degrado urbano. Scrissi tempo fa su queste pagine, citando la scuola dei Sociologi di Chicago degli anni ’70, che se in una città si lasciano vetture abbandonate, vetri rotti, cartelli stradali divelti, panchine vandalizzate o altri segni di incuria, si incentivano anche nelle persone di media civiltà comportamenti sempre più burini se non addirittura criminali. Le città quindi devono fare uno sforzo per mantenere il decoro, pena l’imbarbarimento generale. Il mio plauso va quindi alle forze dell’ordine quando riescono a trovare le risorse per combattere anche la microcriminalità apparentemente meno dannosa. Temo che il supporto legislativo non sarà 8come sempre) commisurato al danno fatto da certi writers, quindi la Polizia o l’Arma dei Carabinieri magari arrestano lo scrivano che poi se la cava con un buffetto sulla nuca. Di conseguenza il reo non sarà poi molto disincentivato a non reiterare il reato. Probabilmente se si imponesse al soggetto il ripristino a sue spese di quanto danneggiato/imbrattato, ci penserebbe due volte. Anche perché magari i genitori chiamati in causa nei risarcimenti potrebbero utilizzare metodi antimontessorriani per educare i figli al rispetto dei beni altrui. Io purtroppo sono poco indulgente con chi danneggia le cose altrui pertanto applicherei la regola “occhio per occhio e mandibola per dente”. Se beccassi uno ad imbrattare un muro storico o privato anche per un tratto di un metro, gli imporrei la pulizia di cento metri. Potrebbe essere un sistema che potrebbe arrivare a autoregolamentare la disciplina fra i writers. È come se si beccasse un tale a discaricare rifiuti in una angolo della città. Sarebbe doveroso fargli ripulire personalmente l’intero quartiere. Al di là dell’efficacia dei metodi punitivi, le giunte comunali devono comunque impegnarsi allo spasimo per mantenere il decoro urbano. Parma, ultimante mi sembra un po’ trascurata sotto questo aspetto e lo si intuisce a volte da piccole cose. Qualche esempio. Credo siano ormai un paio di anni che qualche imbecille ha rubato la bacchetta da direttore d’orchestra alla statuetta di Arturo Toscanini di fronte al Barilla Center. Valore contabile per ripristinare il furto? Cento euro. Più, magari, altri duecento per installare una videocamera che, sorvegliando il porticato del centro commerciale, possa tutelare anche l’Arturo nazionale. Niente da fare. Del resto che alla città di Parma fregasse poco di uno dei più grandi interpreti degli ultimi due secoli era abbastanza evidente anche quando il maestro era ancora in vita. Altro esempio? La ex scuola di Marore. Questa è rimasta abbandonata per forse mezzo secolo, nonostante un potenziale infinitamente appetibile per associazioni filantropiche o altro. Quest’anno l’edificio è stato “okkupato”. La cosa mi ha molto infastidito poiché mi pare che quella fu la scuola dove ha insegnato per oltre trent’anni la mamma di Giovannino Guareschi. Il grande scrittore stesso ha svolto diversi anni di studio fra quelle mura. Solo questo fatto dovrebbe far considerare come storico l’edificio, o comunque meritevole del massimo rispetto. Spero caldamente che gli okkupanti non abbiano trovato nulla all’interno che, in qualsiasi modo, potesse rievocare le figure della grande maestra Lina Maghenzani o dell’immenso Guareschi, altrimenti temo per la sorte di tali “reperti”. Nonostante il mio rammarico per la triste sorte che stava subendo la ex scuola, però, devo confidarVi una cosa: inizialmente ho visto che gli “okkupanti” ripulivano la montagna di erbacce che infestavano l’edificio e toglievano anche i sacchi di rifiuti che diverse teste di cazzo avevano gettato nell’ex giardino. Avevo perciò mitigato la mia indignazione con una sorta di indulgenza. Poi però gli okkupanti hanno pensato bene di ricoprire le mura di graffiti, integrando quegli orribili già preesistenti e quindi la mia indulgenza si è dissolta del tutto. Oggi l’edificio è stato sgomberato e i graffiti sono stati scapitozzati. Speriamo che non passino altri cinquant’anni prima che il nobile edificio venga riqualificato, magari con un museo dedicato proprio a Giovannino Guareschi, quale simbolo della libertà di stampa e di pensiero che ha visto nello scrittore di Fontanelle uno dei più fulgidi esempi degli ultimi duecento anni. E nel frattempo speriamo che i writers non profanino altri edifici importanti o comunque da rispettare. Nei prossimi numeri ho intenzione di parlarvi ancora di Guareschi.

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