Published On: Mer, Set 11th, 2013

Autunno “decadente”

SILVIO

di DIEGO REMAGGI – Per la politica italiana, le vacanze sono finite la scorsa settimana.
La prima riunione della Giunta delle elezioni e delle immunità del Senato si è tenuta lunedì scorso aggiornandosi poi con una seduta notturna destinata a partire dalle 20 del giorno successivo. È un passo decisivo, destinato a segnare le sorti del governo Letta, di cui si è parlato moltissimo durante il mese d’agosto, all’indomani della sentenza definitiva e la condanna a 4 anni per frode fiscale a Silvio Berlusconi. Per essere più chiari, l’opinione della Giunta non è del tutto vincolante, nel caso i componenti trovassero una risoluzione con la decadenza del Cavaliere, questa, per diventare effettiva, andrebbe poi votata dal Senato. Insomma, Silvio può stare ancora tranquillo, la sua permanenza nel Parlamento potrebbe durare ancora parecchi mesi, e persino anni.

LA GIUNTA.
Il 15 marzo scorso Silvio Berlusconi optò per risultare eletto in Molise, nonostante fosse candidato in tutte le regioni. Dopo la condanna in terzo grado ricevuta il primo agosto, a causa delle legge Severino di fine 2012, è nato il motivo di incandidabilità del Cavaliere e la conseguente incompatibilità con l’incarico di parlamentare. Per farlo decadere però serve il voto della sua camera di appartenenza (il Senato) dopo una discussione nella Giunta delle elezioni da cui deve uscire un parere, non vincolante, votato con la maggioranza. La Giunta ha scelto come relatore sul caso dei senatori eletti in Molise l’esponente del Pdl Andrea Augello.

I NUMERI.
A dibattere ci sono 23 senatori in tutto: 8 appartenenti al Pd (tra cui il parmigiano Giorgio Pagliari), 6 del Pdl, 4 del M5S, e 5 di schieramenti minori, presieduti da Dario Stefàno di SEL. Gli appartenenti a Pd, Sel e M5S hanno già confermato di votare per l’incandidabilità prospettando una sicura decadenza, mentre le posizioni degli esponenti di Scelta Civica, Grandi Autonomie e Libertà, Sudtiroler Volkspartei e Lega Nord sono, inizialmente, ancora indecise.

LE RICHIESTE DEL PDL.
Per tutto il mese di agosto gli azzurri di Berlusconi sono stati divisi dai media in “falchi” e “colombe” (e “pitonesse”). Tra loro c’è chi dice che un’eventuale decadenza del Caimano dovrebbe far cadere subito il governo Letta – spazzando via l’incucio post-rielezione di Napolitano -, e chi invece non crede che sia necessario staccare la spina. Insomma nel Pdl non c’è una linea definita, ma una sola richiesta: quella di allontanare da Silvio il fantasma dell’ineleggibilità. Prima dell’avvio dei lavori Renato Schifani aveva chiesto che i membri della Giunta che avevano già espresso le loro intenzioni di voto venissero sostituiti, il “niet” di Pietro Grasso ha avuto però la meglio. Oltre le richieste più fragili (ad esempio l’ipotesi di una grazia di Napolitano che cancellerebbe la condanna) ci sono due teorie più concrete che potrebbero evitare la decadenza di Berlusconi: l’interpretazione sulla retroattività della legge Severino oppure un ricorso alla Corte di Giustizia europea per il quale i tempi potrebbero addirittura allungarsi di alcuni anni.

LUNEDI.
La prima seduta della Giunta è durata sei ore ed è iniziata in un clima ovviamente teso tra i due schieramenti opposti, ma di maggioranza nel governo Letta. Andrea Augello ha iniziato a presentare la sua relazione sulla quale poi si dovrà votare, ma nel frattempo ha esposto tre pregiudiziali: verificare l’ammissibilità di un ricorso alla Corte Costituzionale sulla norma anticorruzione, sollevare l’eccezione di costituzionalità su 10 profili già individuati da Augello stesso, richiesta di un rinvio interpretativo alla Corte di Giustizia dell’Unione Europea con una procedura accelerata. I tempi del voto sono ancora incerti e se le pregiudiziali presentate dovessero essere bocciate, Augello dovrà essere sostituito con un altro senatore la cui nuova relazione terrebbe conto della bocciatura precedente, aprendo le porte ad una più vicina decadenza del Cavaliere.

SCENARI POSSIBILI.
La prima dura reazione dopo il primo giorno di riunione della Giunta è quella di Renato Schifani: “C’è un inaccettabile atteggiamento da parte del Pd e del M5S che addirittura intendono votare entro domani (martedì ndr.) contro le pregiudiziali approfondite e dettagliate formulate dal relatore. Se dovesse succedere questo – conclude Schifani -, non credo che si potrebbe più parlare di maggioranza a sostegno del governo”. Insomma la fibrillazione nella maggioranza è alle stelle, da entrambe le parti, Pd e Pdl, si cerca già un responsabile per la caduta del governo più che del Cavaliere. Secondo Fabrizio Cicchitto addirittura “il Pd ha deciso di anticipare il suo congresso e lo farà sulla testa di Berlusconi e del governo”. Durante la settimana si riuniranno prima i ministri e poi tutti i gruppi parlamentari del Pdl, forse per scrivere l’ultimo capitolo della “favola” di Letta a Palazzo Chigi.

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