Published On: Ven, Set 13th, 2013

Banche usuraie: storia di un imprenditore che non si arrende

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È stato ospite della trasmissione televisiva Presa Diretta Mario Bortoletto, l’imprenditore veneto che non si è fatto ingannare dalle banche e non si è mai arreso alla loro oppressione. L’uomo ha raccontato la propria storia al giornalista Roberto Iacona, una lotta cominciata con un istituto di credito che lo aveva trascinato in tribunale: banca in seguito però condannata a restituirgliene 90mila.
“Mi hanno fatto pagare degli interessi pazzeschi, ed è per questo che mi sono arrabbiato – ha spiegato -. Ho fatto causa a 8 banche nazionali. La prima l’ho già vinta con sentenza del tribunale. Qual’è la banca non glielo posso dire, ho l’obbligo della segretezza. Loro non vogliono che si sappia, perché la logica qual è? Per 2 che si svegliano ce ne sono 100mila che dormono. Quei 100mila pagano per i due che si svegliano”. Bortoletto ha illustrato il meccanismo tramite il quale le banche si avventano sui cittadini: “La banca ti da un fido e ti chiede figurativamente il 12%. Poi la banca ti fa pagare la commissione di massimo scoperto, mediamente l’1,5% al trimestre. In un anno diventa il 6%. Poi ti chiedono la capitalizzazione degli interessi. Ma ti calcolano gli interessi sugli interessi, è questo si chiama anatocismo. La legge vieta che tu possa conteggiare interessi sugli interessi. Questo aggiunge un altro 3, 4 o 5%”. L’imprenditore ha anche voluto spiegare cosa sia in effetti l’anatocismo: “è usura: è superamento del tasso soglia” concentrandosi anche sul gioco delle valute: “più tardi loro ti danno l’accredito, più ti fanno stare in rosso e tu paghi gli interessi”. Per non parlare dell’illegale aumento unilaterale dei tassi, che in tribunale viene annullato dai giudici: “Devono essere sottoscritti dal cliente. Tutti noi imprenditori abbiamo un tesoretto che non abbiamo più noi, ma hanno le banche. Le banche devono restituire il maltolto”.
La storia di Bortoletto è esemplare ed evidenzia come davanti ai soprusi convenga sempre ribellarsi per non finire nelle mani di usurai e piombare in un dramma senza vie d’uscita. L’imprenditore veneto ha anche voluto ricordare, infatti, un suo collega che aveva l’azienda a 50 metri dalla sua, morto suicida a causa dell’impossibilità di pagare chi, in modo criminale, aveva speculato sulle sue difficoltà. Le banche, dopo la sua morte, gli daranno indietro 670mila euro.

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