Published On: Mer, Set 18th, 2013

Francesco, il Papa che parla laico

Pope Francis

di MASSIMILIANO PARENTI – Un dialogo storico, un breve scambio di idee che riassumono secoli di fede cristiana e di dogmi della Chiesa: è questo ciò che è avvenuto recentemente tra il Pontefice in carica, Francesco I e il fondatore di Repubblica, Scalfari.

Bergoglio ha voluto rispondere personalmente ad alcune riflessioni che si muovono attorno ad alcuni temi cari al Vaticano fin dai tempi della Scolastica e di figure patriarcali come il filosofo San Tommaso, ad esempio il rapporto fede e ragione che è considerato – non a torto – forse il più influente cardine della cristianità.

Ed è qui che si sviluppa proprio il pensiero del Pontefice, rivolto, oserei dire, ancor più ai laici che ai cattolici praticanti. La riflessione ha dei presupposti storici: papa Francesco è consapevole – parafrasando le sue parole – che la nostra cultura è figlia di quella illuminista, responsabile (a torto o a ragione) di una visione strettamente scientifica e razionale del mondo che ha provocato un nostro “disincanto”: è proprio qui che il potere della Chiesa ha cominciato a vacillare, e cioè quando la fede ha perso terreno ai danni della scienza, divenendo così, tramite un processo molto lento che passa attraverso i secoli, una dottrina accusata di nascondere credenze superstiziose.

Quello che Bergoglio intende fare non è riabilitare l’immagine della Chiesa oscurantista e realmente superstiziosa del sedicesimo secolo – è consapevole di far parte della stessa istituzione che mandò al rogo Bruno e rifiutò di avvicinare l’occhio al cannocchiale di Galileo – ma mira ad aprire il dialogo con le altre dottrine che non siano già annoverate tra i suoi dogmi. È un passo storico molto delicato e chiaramente sintomatico della necessità di una svolta da parte dei credenti: se è vero come sosteneva Hegel che la verità è figlia del tempo allora è innegabile che oggi la Chiesa sta vivendo una delle sue peggiori crisi (seppur riabilitata dall’umile e coraggiosa figura del nuovo Papa). Non può uscire indenne da questo percorso se non accetta di aprirsi al mondo che è al di fuori delle mura vaticane: per questo la figura di Ratzinger è risultata fallimentare. Agli occhi di molti il precedente Pontefice appariva come un burocrate e un continuatore dello status quo in materie religiose. Non solo non ha cercato di venire incontro ai prodotti della contemporaneità (e quindi aprirsi a una quantità infinita di argomenti oggi scottanti, dai matrimoni gay alle staminali), ma molti gli rinfacciano di averli apertamente contrastati.

Prima si era detto che la lettera di papa Francesco è rivolta più ai laici che ai cattolici e la potenza del messaggio sta proprio qui: citando la propria storia, Francesco mostra come la fede è l’incontro con Gesù siano stati per lui una forza intima e superiore alle altre come predica il messaggio evangelico, ma la straordinarietà delle sue parole sta nel fatto che, creando una spaccatura col passato, lascia un libero spazio alla ragione autonoma. Dunque il laicismo può permettersi di dialogare con quelle posizioni che gli erano precluse nei secoli scorsi, anche se c’è da domandarsi se il percorso di Bergoglio avrà un degno continuatore.

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