Published On: Mer, Set 25th, 2013

Giovannino Guareschi (quinta parte)

vignetta

di DANILO COPPE – Durante la sua prigionia le sue due opere scritte poco tempo prima galoppavano nelle vendite tanto che la Rizzoli dovette produrne decine di edizioni. Il “Bertoldo” aveva fatto furore con Guareschi grazie anche all’affiatamento con gli altri autori fra cui Carlo Manzoni, Giovanni Mosca, Marcello Marchesi, Vittorio Metz, Giacinto Mondaini (papà di Sandra) e tanti altri talenti. Il suo libro “Il marito in collegio” uscì nel 1944 mentre era nel campo di concentramento e, manco a dirlo fu un successo editoriale strepitoso con oltre venti riedizioni. Eppure era un ex internato qualunque quel Giovannino Guareschi che, denutrito e macilento, affrontò il viaggio allucinante del rientro a Parma. Ebbe lo stesso trattamento di tutti i suoi compagni di prigionia e, del resto, lui non ne avrebbe accettati di diversi. Angosciato dal non avere notizie da casa da quasi un anno, scese da un camion in Piazza Garibaldi di notte, a sette chilometri dalla casa di Marore, che allora era piena campagna. Li percorse al buio ma attese l’alba per entrare in casa e vedere finalmente la secondogenita Carlotta, anche se, ricordò spesso Guareschi, la prima cosa che vide di lei era il suo roseo sederino. La moglie ed i figli abitavano a Marore perché la casa di Milano era finita, come tante altre, distrutta dai bombardamenti. Senza una sua casa e senza una lira in tasca Giovannino non potè permettersi la doverosa convalescenza dopo due anni di stenti. Tornò quindi velocemente a Milano, per ricominciare a produrre, a far rendere quel patrimonio che aveva nel cranio. Sceneggiò le sue opere e rifondò, assieme ai soliti amici il Bertoldo, sospeso durante il conflitto, ribattezzandolo “il Candido”. Era il solito giornale satirico che prendeva nettamente le distanze tanto dai nostalgici di destra quanto dall’apparente inarrestabile macchina propagandistica comunista. Fu un successo di vendite immediato. Anche se, di lì a poco, vi fu il referendum del 2 giugno 1946, quello per decidere se l’Italia doveva essere una repubblica o restare una monarchia. Guareschi ed il suo Candido si schierarono decisi per quest’ultima. E persero la sfida. Ma non persero certo la voglia di continuare ad essere severi censori delle malefatte di chi metteva a repentaglio l’integrità della “Nazione Italia” . E qui, con le righe che seguiranno, il Lettore di Zerosette potrà capire, ancora una volta, perché Guareschi è più attuale che mai. All’indomani degli esiti del referendum scriverà: “Uno stemma (quello dei Savoia n.d.a.) è caduto. Spazio disponibile. Il bianco della nuova bandiera italiana è rimasto immacolato ed ognuno cercherà di imporre il suo marchio a quel candore”. Non erano bastati tanti anni di guerra e di sofferenze. Il clima politico si fece da subito esagitato. Le risse, verbali e non, erano all’ordine del giorno. Guareschi, costernato, osservava con egual disgusto le scorrerie dei partigiani e delle loro Volanti Rosse alla caccia di ingiustificate rappresaglie, tanto come i rigurgiti fascisti di chi, ottusamente, non accettava il nuovo assetto politico. Il Candido è stato un faro che con la sua luce satirica ha vigilato nelle tenebre di una potenziale nuova guerra civile. Determinanti sarebbero state le prossime elezioni del 1948. La redazione del Candido intuì il pericolo rappresentato da Stalin e dal suo “account” in Italia, Palmiro Togliatti, anni prima che iniziassero le forzate “sovietizzazioni” di tanti Stati Europei. Così, mentre la sinistra cercava di sfruttare il volto di Garibaldi come testimonial elettorale, Guareschi iniziò una serie di vignette che furono persino utilizzate per la propaganda della Democrazia Cristiana. La più celebre fu quella in cui un uomo in foggia da militante comunista è pensieroso ed indeciso nel seggio elettorale. Sopra di lui campeggia la scritta, come voce della coscienza, che dice: “Nel segreto della cabina, Dio ti vede e Stalin no!”. L’equidistanza degli autori del Candido li espose spesso al rischio di rappresaglie anche violente. Proprio loro che, con la loro critica, punivano proprio i toni esasperati del fare politica. L’opera del Candido era un accalorato invito alla moderazione nell’interesse dall’Italia, disegnata spesso da Guareschi come una donna emaciata e dagli abiti stracciati. Pare che il volto di questa donna fosse, in realtà, quello di una internata che lui stesso aveva visto morire su uno dei camion su cui tornarono dai campi di prigionia. Guareschi rispettava la compattezza e le buone intenzioni di tanti elettori di sinistra. Ma disprezzava quella larga parte di militanti che, attraverso una “fede” irrazionale, si piegavano a qualunque diktat del partito. Fu allora che inventò la già citata saga dei Trinariciuti, ossia di quegli individui pronti all’Obbedienza-cieca-pronta-assoluta che avevano bisogno di una terza narice per far uscire il fumo dal cervello. La serie di vignette caratterizzò le copertine negli anni più floridi del Candido, divertendo anche i comunisti più illuminati. La linea comune si basava sui possibili “ordini” che dal partito venivano somministrati ai militanti ma sempre con un refuso che costringeva la dirigenza a diramare un secondo “ordine” accompagnato dall’immancabile frase “Contrordine Compagni!”. Insomma Guareschi non stimava particolarmente nessuno dei partiti dell’epoca, ma sicuramente il Partito Comunista, per la sua vicinanza a Stalin, era quello che temeva di più. Togliatti arrivò ad essere ossessionato da Guareschi, insultandolo ad ogni comizio pubblico. Ma si ritrovò presto ad avere qualcosa in comune con il suo più acerrimo nemico politico: De Gasperi. In comune c’era appunto l’intolleranza nei confronti del grande Giovannino. A contrapporsi al potere mediatico del Candido, che alla vigilia delle elezioni vantava l’incredibile tiratura, per un giornale satirico, di mezzo milione di copie, la sinistra editò il “Don Basilio” che ovviamente si accaniva contro preti, democristiani e filoamericani in genere. Era una guerra, ma del tipo più civile: a colpi di satira. Alla fine delle elezioni che sancirono la vittoria della Democrazia Cristiana, la celebre rivista americana Life titolò che le elezioni in Italia erano state vinte da De Gasperi e Guareschi. In Germania si scrisse invece: un solo uomo ha messo con le spalle al muro il comunismo in Italia: Guareschi. In realtà Giovannino aveva “scelto” di appoggiare, indirettamente, quello che riteneva in quel periodo storico il male minore.

Beato lui che almeno all’epoca aveva scelta.

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