Published On: Mer, Set 25th, 2013

Intervista al senatore Giorgio Pagliari

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PAGLIARI

di BRUNELLA ARENA – “Ripartiamo? La politica a Parma e non solo..” il titolo di una serie di incontri organizzati dal senatore Giorgio Pagliari, già volto del PD parmigiano, argomenti principali di dibattito: governo, incandidabilità e situazione generale del Partito Democratico. Questo il quadro che ne è emerso.

Come si fa a far ripartire la politica, dato lo stato in cui è, e soprattutto a investirla di credibilità?
Bisogna tornare a farla con serietà, competenza e coraggio. La domanda di politica è forte, la delusione, per quanto possa apparire paradossale, è la dimostrazione che le persone sono assetate di politica, consapevoli che solo questa può portare a soluzione i nodi drammatici di oggi. E chiedono una politica del coraggio, che sappia riformare davvero e nel profondo, senza rincorrere la demagogia e senza cedere alle proposte effimere, utili alla comunicazione. Vuole uscire da questi venti anni che, in virtù di queste “logiche”, hanno distrutto il paese sul piano morale, civile, istituzionale e socio-economico. La gente percepisce benissimo che il sistema Italia è in crisi totale, riconosce le responsabilità, ma sa anche che come la politica ha distrutto solo la politica può ricostruire. La Politica, quella con la P maiuscola naturalmente: quella che è incompatibile con gli “uomini della provvidenza” che l’Italia ha voluto negli anni ’20 e negli anni ’90 e che rischia di volere anche negli anni 2010.

Lo stato del PD in tre parole e relative motivazioni.
L’esito dell’assemblea dice tutto. Da un lato, l’incomunicabilità tra le persone, come se, anziché membri di uno stesso partito, fossero leader di partiti antagonistici, e il carrierismo sfrenato, che cancella la stessa coscienza di dover “fare politica” ed esaspera il “battutismo”, cioè la riduzione della presenza politica allo spot con fuga dai problemi. Il che porta alla accentuazione della distanza tra il mondo politico e i partiti, perché la gente chiede risposte ai drammatici problemi quotidiani e non ne vede traccia.
Dall’altro, la assoluta mancanza di messaggio che, oltre alle cause già dette, è figlia di un ventennio di tatticismo, di politica del “ni”, di incapacità di assumersi la responsabilità di una proposta politica di merito, su cui confrontarsi e giocarsi la leadership del Paese. Il che evidenzia come la classe dirigente,a parole fautrice del maggioritario, è rimasta figlia del proporzionale.

Obiettivi e cose invece da scongiurare del prossimo congresso del Partito Democratico?
Il Pd ha nel prossimo congresso un appuntamento decisivo. Qualcuno potrebbe legittimamente pensare che questa considerazione sia riferita al rischio scissione, ma non è così. Il punto fondamentale, secondo me, è un altro: il Pd avrà un futuro solo se diventerà un partito vero, cioè un insieme di persone unite da una missione comune e capaci di dialogo – e non di lotte fratricide – nel rispetto delle differenze e di sintesi valorizzatrice della pluralità, e se capirà che l’appeal elettorale è legato alla capacità di proposte di merito sui problemi dell’Italia e della quotidianità. Se, invece, si continuerà a pensare di conquistare il consenso esternalizzando gli scontri personalistici e carismatici interni, e parlando solo di riforme istituzionali ed elettorali o di riforma dei partiti, il gradimento nell’elettorato calerà inevitabilmente e significativamente. Basta andare per strada per capire che c’è una grande domanda di politica, ma concreta e coraggiosa sui temi della crisi socio-economica. Il resto non interessa e non crea elettori.

Dovendo scegliere il prossimo segretario tra i candidati chi le sembra la persona più adatta a guidare e a rinsaldare il partito, e perchè?
Rispetto le persone e non mi permetto giudizi personali, tra l’altro non avendo consuetudine con nessuno e non avendo, di conseguenza, elementi di valutazione. Ho già detto e ribadito che Renzi “non lo ferma nessuno” e che “non salgo sul carro del vincitore”, aggiungendo che attendo di capire quale sia il progetto politico e l’idea di partito, fino ad ora sostanzialmente inafferrabile per chi, come me, pensa non si possa dedurre nulla dalle battute. Se mi convinceranno le proposte di merito, lo voterò, diversamente no.

Spostando l’obiettivo su Parma, è ancora possibile fare politica in città? Considerando che il sindaco è del Movimento 5 Stelle risulta quasi una scelta di protesta contro la vecchia classe politica indifferentemente di destra o di sinistra e i politici di professione.
Lo spazio politico oggi a Parma è oceanico. L’Amministrazione è in palese difficoltà, priva come è di un progetto politico e amministrativo. Ogni giorno emerge una questione che è frutto di questa situazione: ad esempio, le liste di attesa degli asili nido; il problema dei disabili di via Varese e di via Oradour, con sullo sfondo una non soluzione dai risvolti drammatici e frutto di una logica politica da pre-stato sociale e della mancanza di autorevolezza dell’amministrazione, l’abbandono della città. Come non vedere gli spazi? Come non cogliere il dovere, prima dell’opportunità di parte, di fare politica? Chi non passerà per questi temi o per gli altri che riguardano e assillano Parma e i suoi cittadini non avrà chance nel 2017. Ci vogliono la politica di tutti i giorni, la creazione di un progetto partendo dalle piccole questioni e dalla quotidianità per dare corpo all’alternativa. Bisogna, per usare una frase usuale, “sporcarsi le mani”. Parma ha bisogno di questo sforzo, mentre snobberà ancora una volta le iniziative di nicchia.

Parma rispecchia la situazione politica italiana generale oppure è molto peggio o molto meglio?
Parma è in Italia e non può, pertanto, che rispecchiare la situazione politica generale. Devo dire che, con tutti i problemi e le difficoltà, non c’è però paragone tra le capacità di governo di Enrico Letta e quelle di Federico Pizzarotti.

Lei organizza spesso incontri pubblici e di dibattito con i cittadini manifestando una certa tendenza all’ascolto: cosa ha sentito?
Lei ha colto la ragione prima di quegli incontri, fonte di grande soddisfazione proprio per ciò che il dibattito offre: domanda di politica nei termini esposti nella prima risposta, richiesta di attenzione ai problemi drammatici della quotidianità, grande passione civile. Questi incontri sono uno dei miei sondaggi, gli altri sono gli incontri con la gente per strada, nei bar o nei negozi: devo dire che, oltre a rispondere ad una esigenza etica e alla mia visione della funzione del parlamentare, hanno sempre risultati precisissimi.

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Displaying 1 Comments
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  1. mario ha detto:

    alcune cose condivisibili, ma la frase sul “battutismo” è di per se stessa una battuta. ne aggiungo un’altra ” non c’è peggior cieco di chi non vuol vedere e peggior sordo di chi non vuol sentire” abbiamo fatto una campagna elettorale tutti impegnati a smacchiare un giaguaro ed ora… si tira fuori la storia delle battute…. ascoltare anche il resto please… non solo le battute peraltro più efficaci di quella del giaguaro……

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