Published On: Gio, Set 26th, 2013

Legge anti-omofobia: un paradosso tutto italiano

omofobia

di SAMANTA REVERBERI – Ci sono per tutti le giornate no. Per alcuni in particolare ci sono veri e propri periodacci. L’onorevole del Partito Democratico Ivan Scalfarotto, per dire, è uno di questi: tutti contro di lui. Avrà mica fatto chissà che! Eppure, gran parte dei guerriglieri -dichiarati e non- contro le ingiustizie omofobe ce l’ha su col deputato.

È il 20 settembre, e la Camera approva un disegno di legge che sfoggia la firma di Scalfarotto: valori e tante belle favolette da raccontare a chi s’è tanto battuto per l’agognato riconoscimento delle discriminazioni omosessuali. Ah! Un meraviglioso traguardo! Un momento, però: non dimentichiamo che siamo in Italia, la patria dell’immobilismo. Pollici in su e sorriso forzato, perché c’è da andarne fieri. Insomma, questo progetto legislativo adesso va al Senato. “Ipocriti!”, grida Vendola, “vergogna!”, incalza chi protesta. Come mai, dato un tal “trionfo civico”?

Per capirci meglio, prendiamo la legge n°205 del 1993, tale legge Mancino (dal cognome dell’ex Ministro della DC che la propose): un dettame fondamentale, perché vieta i crimini d’odio, purtroppo fomentati dalle discriminazioni razziali, etniche e religiose, parte della materia trattata dalla direttiva in questione. Questi sono punibili anche con la reclusione, si tratti di propaganda con tanto di simbologia politica annessa o di vere e proprie persecuzioni (nondimeno, i nemici numero uno della legge Mancino sono da rinvenire nel Fascismo e nel razzismo, fenomeni ben conosciuti –non solo da chi ha studiato storia-). La domanda, a questo punto è stata: “perché non estendere l’efficacia dell’imperativo ai reati per omofobia e transfobia?”.
Già, perché no? Meglio: perché sì? In passato Idv e Pd avevano movimentato un tentativo per creare un decreto ad hoc sulla materia in questione, naturalmente senza riuscirvi. Questo la dice lunga sulla faccenda: un tema estremamente delicato, che potrebbe integrarsi nella legislazione di un altro tema delicato, per di più rientrante in un dettato già “viziato” in partenza, per il solo fatto che i più lo giudicano incostituzionale. Insomma, una controversia, in una controversia, in una controversia, perché la Mancino negherebbe la libertà di pensiero (art 21 Cost.). Forse qualche crapa è pagata per fare solo pasticci.

Ora, l’onorevole Gregorio Gitti (Scelta Civica) propone un subemendamento: “Ai sensi della presente legge, non costituiscono discriminazione, né istigazione alla discriminazione, la libera espressione e manifestazione di convincimenti o opinioni riconducibili al pluralismo delle idee, purché non istighino all’odio o alla violenza, né le condotte conformi al diritto vigente, ovvero assunte all’interno di organizzazioni che svolgono attività di natura politica, sindacale, culturale, sanitaria, di istruzione, ovvero di religione o di culto, relative all’attuazione dei principi e dei valori di rilevanza costituzionale che connotano tali organizzazioni”. Quindi, se per esempio ci si riunisce in un partito politico e ci si comporta da omofobi, non ci fanno niente. Il ddl passa, allora, alla Camera con 228 sì, 57 contrari e 108 astenuti. Il risultato? Sel e Movimento “penta stellato” incavolati, la comunità Lgbt (lesbiche, gay, bisessuali e transgender) incavolata, Scalfarotto il nuovo Giuda di Montecitorio, per aver permesso l’aggiunta “salva condotta” del Gitti.

Insultato sui social networks, l’onorevole democratico si difende spolverando frasi del tipo “sì, ma abbiamo esteso le aggravanti anche alla transfobia”, ovvero “giuro che ho cercato l’unanimità ma il Pdl voleva togliere l’aggravante Mancino  dalla protezione penale, e ancora “se leggete bene, la parola chiave è condotte, quindi il ddl tutela al massimo i destinatari del progetto”. Ci fidiamo? Intanto in aula i grillini protestano baciandosi tra di loro e chiedendo più diritti, mentre l’Arcigay Bat manifesta perché la legge sia modificata in Senato.

Ah, l’Italia, che vuol stare al passo con l’Europa e non ce la fa mai. L’Italia, che nel 2013 ancora è costretta a preoccuparsi di una legge contro i crimini discriminatori che manco riesce a varare. Perché il punto è annodato qui, in un Parlamento in delirio da “iperproduttività legislativa”, spesso gravemente inconcludente, e in un’attenzione compulsiva verso alcune stigmatizzazioni sociali quando la realtà in penombra è che siamo tutti quotidianamente discriminati dall’Olimpo dello Stato, solo perché “siamo cittadini”.

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