Published On: Mer, Set 4th, 2013

L’uomo giusto per il Pd

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di MASSIMILIANO PARENTI – L’uomo giusto per il Pd non è Renzi e nemmeno Bersani, non è Franceschini, Vendola, Veltroni, Prodi e compagnia bella. Mi sono fatto un’idea abbastanza precisa dopo tutto questo tempo (nel quale – è doveroso ricordarlo perché ogni tanto lo dimentico anche io – il segretario è Epifani): l’uomo giusto è un fantasma, un essere che non esiste e forse non esisterà mai. Tenere uniti i suoi elettori, come un leader dovrebbe fare, è un’impresa che all’orizzonte è ancora messa in crisi dalla  spaccatura interna: da un lato i correntisti e riformatori (in pole c’è indubbiamente il sindaco di Firenze), dall’altro i conservatori dello status quo che, chi in segreto chi alla luce del sole, appoggiano il controverso governo Letta.
Lo smarrito elettore di centrosinistra è da tempo senza speranze: dopo vent’anni di batoste, soggiogato dall’onnipresente nemesi di Arcore, sogna un riformatore vero, un democratico alla Obama che riporti l’area progressista ad essere la protagonista delle idee da mettere in campo, che possa fare scacco matto ad un re rimasto troppo a lungo sulla scacchiera.
Dopo il flop di Bersani, la sinistra sa che è ora di tirare fuori il jolly dal mazzo: in un paese conservatore come il nostro, un personaggio in grado di lanciare messaggi forti e chiari al suo elettorato è l’unica alternativa all’eterna vittoria della tanta vituperata casta. Gli elettori in generale lo sanno – i cambiamenti in generale sono lenti e graduali – e la debacle del Movimento Cinque Stelle, che aveva chiamato a sé tutti gli scontenti alle urne, è la prova tangibile che un leader che parla alle pance e mostra di non avere paura di nessuno non è la soluzione ai nostri problemi. Dunque occorre uno sforzo ulteriore per voltare pagina: in questo delicato momento storico, in cui, nel bene o nel male, siamo chiamati tutti a fare la nostra parte (dobbiamo smetterla con l’idea che la politica sia qualcosa di oscuro e malvagio che non ci riguarda), è necessario che il Pd faccia i conti con sé stesso e si guardi allo specchio. Il partito di centrosinistra non può più permettersi di esimersi dalla scelta e, se vuole andare alla guida del paese senza compromessi con la discussa controparte, deve lanciare messaggi inequivocabili tanto alle correnti interne quanto al paese intero che invoca il cambiamento con un tono sempre più disperato. Per cominciare, non può far finta che Berlusconi non esista e che non rappresenti un pericolo per le istituzioni in generale e se non dovesse dare il colpo di grazia allora è a un passo dal tracollo, così come capitò al Pc e in tempi più recenti all’Ulivo.
Ci si domanda dunque se Renzi, l’uomo che si proclama l’Obama italiano, abbia le caratteristiche per fare questo. È lui l’uomo di cui l’area progressista ha bisogno? Questo è impossibile saperlo, sarà la storia a parlare al posto suo, anche se una cosa è chiara: il countdown finale è iniziato e il futuro è nelle loro mani. Non dobbiamo affidarci a un uomo solo: la storia stessa ci ha insegnato che non possiamo farlo.

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