Published On: Gio, Set 5th, 2013

Promesse in cenere

L’inceneritore è acceso e Grillo parla di prosciutti alla diossina

inceneritore

di DIEGO REMAGGI – Lo scorso anno avevamo aperto il mese di settembre parlando di inceneritore, raccontandovi le ipotesi di uno stop definitivo ai lavori, di carte in mano a procuratori e magistrati, della ritrovata allegria sui volti dei no-termo, sicuri che Federico Pizzarotti, l’allora nuovo sindaco di Parma, sarebbe riuscito a fermare quel maledetto mostro di Ugozzolo.
Un anno dopo siamo ancora qui, e apriamo il nuovo mese, dopo le ferie agostane, scrivendovi il finale della storia dell’inceneritore che, se fosse un film, si concluderebbe con la sequenza in bianco e nero di un camino che fuma. E nulla più.
Gli occhi dell’Italia calano le palpebre su Parma, occhi irritati da un fumo che ha incenerito promesse, invettive, urla e campagne elettorali, un fumo che ammanta la città facendo tossire partiti, movimenti e comitati, sindaci: “Oggi a Parma viviamo un momento particolare della nostra storia – scrive Pizzarotti -. Un evento che tutte le forze politiche, meno una, hanno fortemente sostenuto, e alla fine, dopo un lungo iter durato quasi un decennio, sono riuscite ad ottenere”.
In campagna elettorale, precisamente, molti ricorderanno i momenti in cui proprio il sindaco diceva che, se lui fosse diventato quello che è, l’inceneritore non si sarebbe fatto. Probabilmente gli altri partiti in gara per le comunali erano già rassegnati all’idea che ad Ugozzolo c’erano remote possibilità di vincere una guerra e si erano, in gran parte, limitati a dire che solo “affamando la bestia” (idea che oggi sembra essere l’unica percorribile) sarebbe stato possibile placare i fumi dell’inceneritore. Fatto sta che nessuno questo forno lo avrebbe voluto, si trattava di capire come restituirlo al mittente – si parlò anche di imbustarlo e spedirlo in Olanda – , e come permettere ai parmigiani di ridurre i rifiuti riciclando, riconvertendo, riutilizzando. Insomma la raccolta differenziata era e resta l’unica vera alternativa, che persino Pizzarotti innalzava a baluardo della sua politica “ecologista”, tanto da promettere che nel giro di un anno sarebbe stato possibile raggiungere, a Parma, almeno il 90%. Peccato che pochi giorni fa l’assessore all’Ambiente Gabriele Folli abbia salutato con un inspiegabile sorriso l’arrivo a poco più del 53% di differenziata, praticamente un altro fallimento, nascosto dietro un clamore quasi plateale che non ha nulla di meritorio o vittorioso.
A conti fatti, quando una città accoglieva a braccia aperte il Sindaco dell’era post-Vignali, era per ristrutturare il debito o per abbattere il termovalorizzatore? Per il Gcr, ad esempio, quel voto rappresentava il referendum dei parmigiani che dicevano “no al forno”, che sceglievano la salute e assecondavano le promesse di quelle facce nuove e pulite dei 5 Stelle, aiutati da un Beppe Grillo che su tutte le tv, da lui odiate, diceva: “Qui, il forno non lo faranno mai”. A un anno di distanza però una lettera mesta di Federico Pizzarotti annuncia l’avvio dell’incenerimento, un testo, però, che dai toni, dalle parole, dalle frasi, sembra essere più una somma di tutte le piccole vittorie collaterali (la differenziata, le magagne burocratiche portate alla luce, la nuova politica, lo sguardo al futuro) che un ammissione di sconfitta. Proprio come nella filosofia “grillina”, quando il Movimento fa qualcosa di buono c’è l’esaltazione delle capacità politiche, quando sbaglia allora perde tutta la città, o tutto il Paese, ma il Movimento almeno ci ha provato.
Ad aver perso contro Iren e il termovalorizzatore quindi non è Pizzarotti, ma Parma che ora si merita pure di avere prosciutti e parmigiano “imbottiti di diossina” che Grillo di certo non mangerà e che molti suoi seguaci hanno già deciso di boicottare.
“Il pdl e il pdmenoelle esultano per l’accensione dell’inceneritore di Parma contro cui il M5S si è battuto usando ogni forma legale. Esultano per le neoplasie future degli abitanti di Parma, per il cibo avvelenato della Food Valley”, tuona il comico genovese dalle pagine del suo blog.
L’esultanza però non l’ha avuta nessuno. Nessuno in città ha le facce sorridenti guardando poco lontano, laggiù ad Ugozzolo, nessuno è felice di vedere un camino che brucia rifiuti. Semmai in molti però sono arrabbiati di aver visto il loro voto nel “referendum sull’inceneritore” andato realmente in fumo ed è una cosa di cui il Sindaco (che sempre secondo la filosofia di Grillo è un “nostro impiegato”) dovrebbe dar conto.
Essere “gentilisssimi, nuovisssimi e, presumibilmente, onestisssimi” non è sempre sinonimo di saper fermare un inceneritore che, da lontano, in bianco e nero, fuma.
E nulla più.

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