Published On: Gio, Set 5th, 2013

Senatore a vita è bello (soprattutto se fa anti-Cav)

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di SAMANTA REVERBERI – “È senatore di diritto e a vita, salvo rinunzia, chi è stato Presidente della Repubblica.
Il Presidente della Repubblica può nominare senatori a vita cinque cittadini che hanno illustrato la Patria per altissimi meriti nel campo sociale, scientifico, artistico e letterario”. Così recita l’articolo 59 dell’ammuffita Costituzione italiana, impugnata da Re Giorgio a spalle larghe (più che le intese) per investire quattro illustri e eruditi volti del panorama dei più d’Italia dell’arduo compito di poter “dire e fare ciò che si vuole, tanto siamo senatori a vita”.
Napolitano, che pare essersi ripreso dalla fulminata in seguito alla rielezione al Quirinale, ha messo le mani in pasta scannerizzando profili designabili alla carica di senatore a vita con qualche traccia in comune, una sorta di filo conduttore, qualcosa di impercettibilmente simbiotico tra i sommi incaricati che non si riesce bene a comprendere (il sarcasmo non va mai in ferie). Ragionando sul casting dei prescelti, però, è forse possibile percepire l’intrinseca e curiosa somiglianza.
Nominato numero uno: Claudio Abbado, direttore d’orchestra, classe 1933, ha acquisito meriti artistici in campo musicale guidando le più grandi orchestre mondiali. Un giovanotto con orecchio, insomma. Ha diretto la Scala di Milano, i Berliner Philharmoniker, fondato istituzioni di divulgazione musicale anche a favore di categorie socialmente disagiate; la European Union Youth Orchestra e la Mahaler Chamber Orchestra sono solo alcune delle sue ideazioni per promuovere giovani musicisti. Nei passati spartiti di Abbado, troviamo anche un “cretini” che ha amorevolmente riservato agli italiani (attraverso Le Figaro) che si accingevano ad essere governati da Silvio Berlusconi, poi accusato dallo stesso direttore di essere un monopolista e despota dei mezzi d’informazione.
Renzo Piano, nominato numero due: più che famoso architetto, un altro giovanotto del ’37, vincitore di parecchi premi internazionali (come il Pritzker, per esempio), ha costituito la (guarda caso) “Fondazione Renzo Piano” di Genova e, da anni, è Godwill Ambassador dell’Unesco per la Città. Tra le infrastrutture con cui ci delizia perennemente ricordiamo l’aeroporto Kansai in Giappone e l’attuale campus della Columbia University di NY. Ah, anche le Centre Pompidou della Ville Lumière è suo. Nel 2011 ha cementato una leggera intolleranza verso l’ex Cavaliere ammettendo che “è un esempio terribile per l’Italia, ha dato ossigeno alle parti peggiori della società”.
La terza nomina è una signorina, Elena Cattaneo, classe 1962, neurobiologa con un passato da ricercatrice e studiosa delle cellule staminali cerebrali. A titolo esemplificativo, è stata rappresentante presso l’Unione europea per la ricerca Genomica e biotecnologica ed ha coordinato il progetto europeo NeuroStemcell. Ha fatto causa a Berlusconi, opponendosi al divieto di utilizzare le staminali, giudicato “competente e legittimo per governare l’Italia” il Bersani, sottolineato che la scienza è un pezzo forte della sinistra. Che dire, un rapporto un po’ “nervoso”.
Nominato numero quattro: Carlo Rubbia, anno 1934, celebre fisico nucleare, professore per circa un ventennio presso la Harvard University. Ha ottenuto un Premio Nobel per la Fisica e ventotto lauree ad honoris causa nel corso del suo operato. Tuttora, svolge ricerche al Cern di Ginevra (di cui è stato Direttore Generale) e ai Laboratori del Gran Sasso. Nel 2005 ha inviato una lettera aperta a Repubblica bombardando il governo Berlusconi per “l’umiliazione che la ricerca in Italia stava subendo”. Si potrebbe, allora, timidamente ipotizzare che i quattro “illuministi” di Palazzo Madama siano anti-Silvio Berlusconi in pectore (è giusto un’ipotesi, eh).
Detto ciò, determinate sono state le polemiche, non solo dall’ala PDL. Se, da una parte, Napolitano si sente “alleggerito come quando si compie un adempimento” (possibile un Letta bis contro il quale abbaiano pochi cani?), e lo stesso Enrico difende l’esimio Presidente dalle “formiche” che lo criticano, dall’altra quattro voti in più sono tradotti in uno sgambetto al ricatto politico di Silvio.
Dimenticando la compulsivo/recidiva Santanchè per la quale “Berlusconi senatore a vita, come te nessuno mai”, molti sono i giudizi contrari alla scelta presidenziale: gli italiani affogano, Giorgio elargisce vitalizi.
Pro o contro, immutabile è la prassi: le nomine, sempre decise da chi decide per noi.

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