Published On: Mar, Set 3rd, 2013

Service Tax, cos’è? Come funzionerà?

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di ANASTASIA BIANCARDI – In Italia quando il governo abolisce una tassa questa non scompare mai definitivamente, ma si ripropone. La protagonista di questi ultimi mesi è la tanto protestata Imu che, dopo dibattiti e proteste, è stata quasi del tutto abolita per dare spazio alla Taser, che già dal nome non promette nulla di buono. Il riferimento alla pistola elettrica, infatti, è stato velocemente allontanato cambiando il termine in “Service Tax”, ma l’arma è comunque pronta a colpire il portafoglio degli italiani.

Ma che cos’è la Service Tax?

Si tratta di una nuova tassa federalista che entrerà in vigore nel 2014, gestita in parte dai comuni e in parte dal governo, che stabilirà le aliquote massime, e sarà costituita da due componenti fondamentali: la Tari e la Tasi. La prima sostituirà la Tares e saranno soggetti al pagamento di questa tassa tutti coloro che occupano, a qualunque titolo, aree dalle quali è possibile produrre rifiuti urbani, locali compresi. Le aliquote saranno calcolate in base ai metri quadrati, e saranno i Comuni a definirne i parametri in modo equo. Toccherà sempre a loro, infatti, decidere se applicare delle esenzioni o delle agevolazioni per i redditi appartenenti alle fasce più basse o per le famiglie molto numerose. La Tasi, invece, riguarda la manutenzione del manto stradale e il mantenimento dei luoghi pubblici, e sarà applicata a tutti coloro che occupano dei fabbricati. Sempre i comuni potranno decidere se definire la tassa attraverso il calcolo della superficie o della rendita catastale. L’imposta ricadrà sia sul proprietario dell’immobile sia su chi lo occupa: il valore di un edificio, infatti, cambia a seconda dei servizi pubblici che ha vicino, e chi ne usufruisce come affittuario gode dei servizi locali.

Quanto si risparmierà?

L’Imu era regolarizzata da alcune agevolazioni legate alle fasce di reddito che, per quanto riguarda la ST, sono ancora da stabilire. Il governo, infatti, lasciando piena autonomia ai comuni, non ha ancora discusso se imporre delle possibili agevolazioni o esenzioni per i redditi più bassi. Secondo i primi calcoli, però, paragonando l’Imu sommata alla Tares con la ST, il risparmio sembra aggirarsi intorno ai 54 euro a famiglia. Molti sono i punti ancora da definire, e il governo se ne occuperà attraverso la Legge di Stabilità.

Cosa ne pensano i consumatori?

Federoconsumatori e Adusbef accettano con positività la nuova tassa, ma chiariscono che si tratta solo di un piccolo passo che non basterà a bonificare un terreno mal ridotto. Il problema, secondo le associazioni, è quello di riuscire a trovare i fondi per coprire la seconda rata dell’Imu, e soprattutto la definizione nei particolari della ST, ancora non chiari. “Non vorremmo – affermano i presidenti delle associazioni – dover pagare l’Imu sotto mentite spoglie”. Il prossimo passo, consigliano, sarebbe quello di evitare l’aumento dell’IVA, che porterebbe la produzione e il consumo del paese ai minimi storici.

Per quanto riguarda, invece, i protagonisti della ST, la positività non trova spazio. Walter De Cesaris, presidente dell’Unione Inquilini, fa presente che il nuovo piano casa travolgerà negativamente oltre 3 milioni di inquilini, nonostante il governo sia consapevole che l’80% degli affittuari ha un reddito inferiore ai 30.000 euro. L’effetto sarà quello dell’aumento degli sfratti per morosità.

Ciò che il decreto tenta di arginare rischia, quindi, di abbattersi come un’onda anomala sull’economia del paese, mettendo le famiglie italiane in ginocchio.

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