Published On: Gio, Set 12th, 2013

Uno per tutti, tutti per Renzi

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di SAMANTA REVERBERI – Il “rottamatore” Matteo Renzi è l’uomo dell’anno: paragonabile ad un motore turbo diesel, potrebbe quasi figurare sulla copertina di un calendario dedicato alla politica italiana del 2013, con un’espressione del tipo “ehi, lo so che piaccio anche a te”. Ce la fa, caspita, ce la fa a rimescolare le sorti del caro Partito Democratico, per innumerevoli volte in deficit di un leader che fosse deciso e (volendo) anche carismatico, pur ammettendo che, per i più, il sindaco del capoluogo toscano manchi di effettive proposte di mutamento. Tuttavia, il politicante “in erba” di trasformazioni ne parla eccome: “O il Pd cambia, o è destinato perdere”. Minaccioso, Matteo.

Tutti stimatori di Renzi. Va bene, non proprio tutti, ma una buona porzione di voltagabbana è stata servita sulla tavola della querelle politica di questi giorni. Per gli affamati di incoerenza della classe dirigente, c’è da fare indigestione. Solo pochi mesi fa, Renzi era un tarlo, la puntura di una zanzara, una fastidiosa mosca che svolazzava verso destra. Oggi è un grande leader con gli attributi. Persino D’Alema, che manda avanti il suo pupillo Gianni Cuperlo, ammette che i numeri ce li ha, assieme ai media: “è una lotta impari”, ha affermato a proposito della contesa. A suo avviso, anche una “fetta di Letta” ce l’ha Renzi e, riguardo ad alcuni suoi nuovi adepti ha aggiunto: “per uno che dice che vuole fare la rivoluzione, è come se insieme ai rivoluzionari, anche il re ed i baroni avessero assaltato la Bastiglia”.

78%: in pratica, due italiani su tre vogliono Matteo alla guida del Pd, dove batte il sole e, si sa, al sole si sta bene. Tra gli amministratori locali la corsa è già cominciata da un po’. C’è poi da dire che il Cuperlo lo conoscono in pochi, povera anima; per alcuni, già una preferenza del 30% sarebbe una vittoria, viste le condizioni attuali, e viste anche le differenze circa il concetto leadership (Renzi preferirebbe più un impavido portatore di novità).
Bravo Matteo, la pazienza è la virtù dei forti! Al momento giusto (la festa democratica di Genova, per intenderci), butta lì la sua candidatura alla guida di un Pd liquefatto, mentre il governo traballa come un tavolo coi piedi disallineati. Da qui, il caos più scontato, l’esodo di quelli che ieri erano intransigenti e oggi sono inclini a fluttuare il più possibile nell’orbita del giovine, per salire sul cosiddetto “carro del vincitore”. Nulla di più banale.

Ricordiamo qualche nome di pentito, tanto per fare alcuni esempi. Ripeschiamo Massimo D’Alema per un momento: a lui, Renzi, proprio non andava giù. Ai tempi della disputa con Bersani, aveva addirittura pensato di candidarsi contro il sindaco, nell’eventualità di un suo sorpasso elettorale. Perché? Perché pareva emulare Grillo, essere totalmente negato per una posizione di vertice, e sembrava lanciare idee a casaccio, per citare alcune affermazioni dell’ex premier. Ora, non che D’Alema lo reputi adatto a guidare il Pd, per quello Cuperlo andrebbe anche bene, ma per candidarsi a premier, magari lasciando perdere il segretariato di centrosinistra, quello sì; a Massimo, Matteo garba, il problema è da ricercarsi nella sua classe sostenitrice.

Dario Franceschini: per lui Bersani era “l’uomo”, mentre Renzi “il virus che ha indebolito il partito”. Adesso è diventato “un talento” da coltivare, un bene da non gambizzare. Sì, stiamo parlando di Franceschini, avete capito bene.
“Idrolitina nell’acqua sporca” è l’aggettivazione che solo uno poteva dedicare a Renzi: bravi, Nichi Vendola. Lui con quel giovane sindaco che “prende voti dalla Santanchè e Lele Mora”, adesso, ci chiacchiera volentieri, ha capito di avere in comune qualcosa, come la volontà di scuotere il governo Letta. Ora, Vendola, gli da’ anche dell’intelligente.
Per Fioroni, invece, un sindaco dovrebbe pensare a sistemare il traffico, salvo poi guadagnare un certo consenso elettorale in situazioni di squilibrio (come quella corrente): in tal caso si rimescola il mazzo, e saltano fuori assi che mai avresti detto.
Renzi come il brutto anatroccolo. Schivato (e schifato), oggi è un bellissimo cigno, il solo e unico in grado di rattoppare i disastri e prendere in mano le redini del centrosinistra. Il bruco è diventato farfalla, e non amerebbe, a detta sua, l’appoggio di rugose correnti di partito che rischierebbero di intaccare l’immagine innovativa per la quale si sta prodigando.

Quante pecore potrà mai ospitare l’arca di Renzi? Staremo a vedere.

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