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di MARCELLO VALENTINO – A volte si usano espressioni tipo “stampa di regime”, “notizie edulcorate”, “marchette”. In campo giornalistico la parola marchetta non è né più né meno che fare un reportage, un articolo, un redazionale camuffato. Cioè parli di una cosa sotto forma di articolo. Ma è una marchetta, cioè un articolo a pagamento dove si parla in maniera favorevole di una tal cosa facendo finta che sia una notizia, trasformando cioè la realtà, dicendone un’altra, dando al lettore una visione diversa. E questo si beve la notizia. Ora su tutto si può o quasi fare un reportage, un articolo marchettaro o un publiredazionale. Su tutto tranne su quello che va a toccare la salute pubblica. Ma ci sono giornalisti e testate che a volte, per tornaconto, se ne infischiano. E fanno anche questo, cioè propagano false notizie o notizie camuffate ad uso e consumo dell’azienda interessata al problema.
In Campania dove sono nato, per anni, giornalisti al soldo della camorra hanno parlato o omesso di parlare dei veleni che si seppellivano nelle campagne campane, nelle cave abbandonate, migliaia di fusti di veleni provenienti da ogni dove. Migliaia di ettari di terreno avvelenati, avvelenati non solo per i locali, cioè per gli abitanti della Campania, ma per gli abitanti di tutta Italia, di tutta Europa e di tutto il mondo. L’ignoranza poi fa tutto il resto, ma oggi che questa storia è sulla bocca di tutti, che finalmente grazie al coraggio di qualche giornalista e di qualche film questa notizia si è propagata, e finalmente tutti sono al corrente del disastro che si è verificato, si sta verificando, si verifica tutti i giorni, di quello che succede in Campania e anche in altre regioni del Sud. Tutti mangiano i prodotti che si coltivano in quella regione o in quelle regioni con i risultati che possiamo immaginarci. Ciliegina sulla torta: qualche anno fa, come se non ne avessero avuto abbastanza, hanno costruito ad Acerra un enorme inceneritore per infliggere il colpo mortale alla zona già sfinita dall’alto tasso di tumori che ha colpito e colpisce la popolazione, andate a fare una verifica sul campo. La domanda che vi voglio fare: chi compra i prodotti campani quando sceglie un ortaggio, una mozzarella o una scatola di pelati? Guarda da dove proviene? Io personalmente sì e se viene dalla Campania non la compro.
Sono venuto a Parma tanti anni fa scegliendo fra le regioni quella che mi era sembrata tra le migliori per cibo, prodotti, tranquillità e bellezza. Oggi mi ritrovo a scoprire che non è più così. Oggi dopo tanti anni ho scoperto che anche qui come in Campania sistemi analoghi regolano la vita di affari e politica. Gli stessi uguali, identici metodi. Ma quello che mi fa più male, visto che sono stato sempre molto attento alla qualità della vita e del cibo, è quello che in pochi anni è successo qui a Parma con l’accensione ultima dell’inceneritore. Siamo ormai in una provincia che ho soprannominato il triangolo delle Bermuda 2, siamo chiusi in una morsa tra l’inceneritore di Felino (Citterio), quello di Rubbiano (Laterlite) e quello di Parma. Una stretta mortale tra questi camini che vomitano e vomiteranno sul territorio i loro veleni per i prossimi dieci o vent’anni. La domanda: che cosa ne sarà dei prodotti di questo territorio se piano piano si nutriranno di questi veleni? La voce che a Parma ci sono a distanza di trenta chilometri tre inceneritori che producono diossina, furani e veleni vari che vanno a depositarsi sulle campagne nell’aria, nell’acqua: è giusto tutto questo? Voi continuereste a vivere a Parma come se niente fosse?  Guardate San Francisco con la loro differenziata. A Reggio Emilia l’inceneritore è stato chiuso da piu’ di un anno e perché non fare un referendum a Parma per sapere se i cittadini lo vogliono o no? Anche se con l’elezione di Pizzarotti è come se avessero votato automaticamente no all’inceneritore. Sembra una cosa da poco, invece è a rischio il futuro di questa economia e di tutti i prodotti del territorio. E a voi non rimane altro che consolarvi con qualche articolo marchetta che qualche giornale vi propina. Ma quello che fa rabbia è che credono di scrivere il Vangelo, ma quando questi veleni colpiranno qualche familiare di questi imbonitori di cancro, forse allora si renderanno conto della gravità delle notizie date. Questo territorio sarà a rischio di tumori e malattie respiratorie, la popolazione di Parma e provincia corre un serio rischio: chi può fornirci dati giusti oggi di quello che succederà domani? Ho finito e ai miei amici che in modo velato mi mandano lettere di intimidazione, rispondo: non rimestate la merda, perché poi puzza, ma se volete proprio rimestarla allora puzza sia. P.S.: A volte ci vuole un po’ di buonsenso e non avere la coda di paglia.

1 Comment

    Purtroppo finchè lo Stato darà incentivi per bruciare sostanze pericolose avremmo sempre i imprenditori nostrani con le pezze al c…o che pur di comperarsi oggetti inutili, pagarsi vacanze esotiche e abiti firmati brucerebbero la nonna. Qui da noi sono la Laterlite, la Citterio aziende che dovrebbero guadagnare facendo altro, ma la brama ad accaparrarsi soldi facili bruciando robaccia si sta trasformando in un’epidemia a livello nazionale. Manca una morale del lavoro e aziendale, una dignità umana delle persone e un rispetto del prossimo. Se avessero una coscienza questi nostri imprenditori dell’età della pietra non riuscirebbero a dormire la notte pensando a come l’avidità li riduce.

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