Published On: Gio, Ott 31st, 2013

Aung San Suu Kyi: parmigiana birmana

Aung San Suu Kyi Makes Election Debut As Myanmar Votes

di DIEGO REMAGGI – Oggi Aung San Suu Kyi, cittadina onoraria di Parma si presenta alla città, non ci sono altre notizie da dare.
Ripercorriamo assieme le tappe della sua vita: una incessante e commovente lotta per la libertà.

Parma è fiera di averla finalmente “a casa”.

I primi anni e l’attivismo

Aung San Suu Kyi è considerata la più importante dissidente al mondo dai tempi della detenzione di Nelson Mandela. Figlia di un generale del Partito comunista birmano (Aung San), la sua famiglia è sempre stata al centro delle vicende politiche del proprio paese. Da giovane intraprese gli studi prima in India, a Delhi, e poi in Inghilterra, dove iniziò a lavorare per le Nazioni Unite.

La leadership democratica

Ritornata in Birmania nel 1988, proprio nel mezzo delle grandi manifestazioni studentesche di protesta di quell’anno, fondò la Lega Nazionale per la Democrazia per rispondere con veemenza alla presa di potere di una nuova giunta militare. Fu arrestata per la prima volta nel 1989, accusata di aver costituito un pericolo per lo stato. L’anno seguente, i capi della giunta stabilirono di concedere nuove libere elezioni per legittimare la propria ascesa al governo ma il partito di Aung San Suu Kyi vinse in modo schiacciante ottenendo più dell’80 per cento dei voti nonostante lei non ci fosse. I militari, però, annullarono i risultati.

Gli arresti

Negli anni seguenti, Aung San Suu Kyi è stata più volte messa in semi-libertà per essere poi sempre ri-arrestata. Lontana da tutti, non aveva alcuna possibilità di comunicare con l’esterno e nel 2003 ha ottenuto un’estensione del mandato di arresto contrariamente alle leggi sia birmane che internazionali. Nell’agosto 2009 fu accusata di avere violato i termini degli arresti domiciliari, un reato punibile con cinque anni di carcere. La giunta l’aveva accusata di avere ospitato per due notti un uomo di origine americana, un mormone che aveva raggiunto a nuoto, di notte, la sua abitazione. Suu Kyi si è sempre dichiarata innocente, ma nessuno dei suoi ricorsi è stato accolto.

L’influenza politica

Influenzata dal pensiero di Gandhi, sé stata sempre paladina della nonviolenza come cardine di ogni movimento di dissenso. In conseguenza di questo atteggiamento le fu conferito, nel 1991, il Nobel per la pace come riconoscimento della “sua lotta nonviolenta per la democrazia e i diritti umani”, premio che ritirò ben 21 anni dopo. La donazione in denaro ricevuta dall’accademia norvegese furono utilizzati per istituire una fondazione dedita ad incentivare l’educazione e la sanità dei giovani birmani. Dagli arresti domiciliari a cui fu relegata ha continuato ad essere il punto di riferimento dell’opposizione alla dittatura.

Le elezioni del 2010

Con l’aumento delle sanzioni internazionali, la giunta militare concesse nel 2008 il referendum costituzionale che diede luogo alla nuova Costituzione, subito giudicata antidemocratica dai partiti all’opposizione poiché continuava a garantire alla giunta militare la maggioranza dei seggi in Parlamento e il diritto di scegliere i nuovi governi.
Nel 2010 si tennero le prime elezioni dopo 20 anni e furono definite da tutto il mondo come una farsa, dato che il partito di Aung San Suu Kyi, la Lega Nazionale per la Democrazia, non si presentò. Il 9 novembre 2010 la giunta militare sostenne che l’Union Solidarity and Development Party (partito a sostegno dei militari) aveva ottenuto l’80% dei voti, ma la tornata elettorale fu gravemente contestata per via dei massicci brogli che le hanno contraddistinte, testimoniati dai pochi osservatori presenti.

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La liberazione

Dopo le elezioni, il governo ha concesso diverse riforme atte ad ottenere una democrazia liberale, un’economia mista e la riconciliazione nazionale.
Il 13 novembre 2010 Aung San Suu Kyi fu liberata e fu istituita una Commissione Nazionale per i Diritti Civili cui seguì la liberazione di 200 prigionieri politici, l’emissione di leggi sul lavoro a garanzia della formazione del sindacato e il permesso di scioperare oltre che una minore censura sugli organi di stampa.
La liberazione di Aung San Suu Kyi aprì una nuova fase politica per il paese. Hillary Clinton, allora segretario di stato Usa, visitò il paese per la prima volta nel 2011. Fu la prima volta dopo 50 anni che una visita ufficiale americana veniva accolta nel paese. Lo scorso anno anche il presidente degli Stati Uniti d’America, Barack Obama, incontrò Suu Kyi in Birmania, fu la prima volta per un presidente americano.

La vittoria

L’1 aprile 2012 si sono tenute le nuove elezioni che distribuivano però una piccola parte dei seggi in Parlamento, sempre governato dalla giunta militare. Nonostante l’esiguo risvolto numerico, il voto ha raccolto un importantissimo significato politico: l’NLD di Aung San Suu Kyi partecipò e trionfò conquistando 43 dei 45 disponibili.

Il futuro

Nel giugno scorso Aung San Suu Kyi ha deciso di candidarsi alla presidenza del suo paese, la Birmania, nelle prossime elezioni che si terranno nel 2015.
Durante un incontro del World Economic Forum sull’Asia Orientale, ai delegati riuniti nella capitale birmana, Suu Kyi ha parlato del futuro del suo paese, concludendo il suo intervento con la speranza di un “cambiamento della Costituzione” che attualmente contiene una norma che impedisce la presidenza a chiunque abbia un marito o dei figli che sono cittadini stranieri. Suu Kyi è vedova di Michael Aris, studioso inglese di cultura tibetana e professore a Oxford. Da lui ha avuto due figli che sono cittadini inglesi: secondo la Costituzione scritta dai militari, quindi, non potrebbe candidarsi alla presidenza.

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