derivati

Non solo anatocismo: anche i derivati possono essere dannosi alla salute delle aziende. Il tribunale di Catania infatti ha ordinato la sospensione di un contratto per l’acquisto di derivati bancari stipulato da un’azienda catanese e BNL. La ditta a conduzione familiare Viola Srl, che si occupa di ferramenta, ne ha richiesto la sospensione perché non si riteneva sufficientemente informata in merito ai rischi che comportava l’acquisto di questi titoli e la sua richiesta è stata accolta.
I derivati sono contratti assicurativi che stabiliscono a termine il valore di un bene o di un’attività sottostante. Alla scadenza dello stesso però il bene potrebbe aver perso valore rispetto al momento della stipulazione, quindi venderlo comporta una perdita per il contraente. Inoltre è diffusa la pratica di stipulare questo genere di contratti in modo spregiudicato, spesso senza la garanzia della presenza sul mercato di beni sufficienti a giustificare il numero di derivati.
Viola Srl è stata convinta ad acquistare derivati IRS come garanzia per un mutuo a tasso variabile concesso dalla stessa banca nel 2007. Al titolare è stata fatta firmare un’autodichiarazione in cui si definisce “operatore qualificato”, pur non avendo alcuna esperienza di simili investimenti. Questa dichiarazione non obbliga la banca a informarlo dell’alto rischio che questo genere d’investimenti comporta. Infatti Viola Srl si è trovata a perdere, a causa della propria inesperienza, più di 100mila euro, abbastanza per portare al fallimento un’azienda di modeste dimensioni. Il tribunale però ha riconosciuto, in seguito al ricorso, l’invalidità del contratto e imposto la restituzione della somma persa dalla ditta.

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