la_crisi_di_governo__vista_dalla_rete_5957

Facciamo i conti, quali potrebbero essere gli effetti economici scatenati da un’ipotetica caduta del Governo?

La crisi ci costerà ben 3,7 miliardi di euro, considerando poi la perdita della conversione del decreto di fine agosto potrebbe tranquillamente arrivare a 7. A pesare di più saranno probabilmente il rincaro dell’iva, dal 21% al 22%, e il saldo IMU di fine anno sulle prime case, misure inevitabili senza un governo di larghe intese e con nessuno alla guida. Sulle famiglie, nei prossimi tre mesi, potrebbero esserci aggravi sulle casse per 210 euro in media.

Andando per gradi, da martedì scorso, insomma, tutto costa di più, scontrini e fatture dovranno essere adeguati con la grande distribuzione impreparata e Confcommercio che storce il naso. Dall’abbigliamento agli alimentari, alle parcelle dei professionisti, alle auto, ai servizi di idraulici, meccanici, elettricisti, tutto è in aumento. Secondo i dati di Adusbef le famiglie pagheranno 207 euro in più all’anno, mentre per la Uil si sale a 260. Ma non è tutto, la beffa per i piccoli consumatori e i lavoratori, aumenta con l’annullamento dei 330 milioni recuperati per la Cig in deroga e ad avere un ruolo importante saranno anche i 500 milioni di euro finanziati a fine agosto con la cancellazione della prima rata Imu di giugno. In totale 830 milioni destinati ad aiutare le piccole imprese scompariranno nel nulla, mettendo a rischio ulteriori 6500 lavoratori esodati dal 2014 al 2019.

Una grande incognita è rappresentata anche dalla Legge di Stabilità, che da quest’anno deve, o meglio: dovrebbe, anche essere approvata dall’Europa entro il 15 ottobre. Se l’Italia non potrà presentarla allora ci sarà la necessità di formulare una versione tabellare, ridotta all’osso per la tenuta dei conti e delle spese non rinviabili. A questa possibilità di una finanziaria di piccolo respiro si associa ovviamente l’assenza di un piano di rilancio e la fine dei sogni di ripresa sui mercati e non solo. Già, perchè le imprese non riusciranno a crescere, ma stagneranno fino al collasso, colpite anche dall’evaporazione dei tagli sul costo del lavoro. 7 miliardi di crediti delle Pubbliche Amministrazioni non verranno ripagati perché, nel caso in cui si sciolgano le camere, il Parlamento non potrà convertirli in legge. Non contiamo poi le crisi aziendali aperte negli ultimi tempi come quella dell’Ilva e mettiamo pure da parte i casi delle acquisizioni di Alitalia, Finmeccanica e Telecom, chi si occuperà di loro?

Gli effetti di uno tsunami politico, potrebbero essere veramente molto gravi.

Articolo Precedente

Lascia una Replica

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: