Parlamento Italiano

di CAPO PETRONE – Da quando si è costituita la Repubblica Italiana, raramente sono apparse nel panorama della politica e dell’amministraizone pubblica figure veramente importanti, veramente capaci e, soprattutto, veramente intenzionate a dare un contributo di professionalità nella conduzione corretta della “macchina dello Stato”. Quasi tutti gli eletti, che sono riusciti ad entrare a diverso titolo nella gestione politica e amministrativa delle istituzioni pubbliche, hanno rincorso in via prioritaria i propri interessi personali: un lauto stipendio, un rimborso per le spese della nuova abitazione (e non è mai un bilocale con servizi in periferia, ma in un palazzo di lusso in centro), sconti e riduzioni su tutto; insomma tutti i notevoli e spesso immeritati vantaggi che la conquista della “poltrona” comporta.
Ma qui incominciano già ad emergere dei “distinguo”. Sì, perché, per meritare la suddetta poltrona, i cittadini pretenderebbero che l’occupante sappia fare il proprio lavoro, conosca la materia specifica, abbiamo sperimentato e sia stato riconosciuto meritevole della stessa, meglio se dopo un’importante carriera, maturata presso importanti posizioni raggiunte nel mondo del lavoro. Mettere a disposizione dello Stato professionalità e idee nuove, nei vari settori della gestione della cosa pubblica, sia politica sia amministrativa, non è impegno di poco conto, tutt’altro!
Soprattutto chi aspira a un pubblico incarico, sa che deve prima avere affrontato un importante tirocinio: se la legge prevede che per guidare una seplice automobile è necessaria una patente di guida, a maggior ragione, se una maggioranza di cittadini ti mette, con il suo voto democratico, a guidare la “macchina dello Stato” tu devi prima dimostrare di essere in grado di farlo; questo importante incarico, che può portarti a dover prendere decisioni a favore dei cittadini, se lo assumi con capacità prefessionale, con saggezza e con onestà, diventa una cosa tutt’altro che facile! In cambio avrai uno stipendio, la tua parte di vantaggi “legittimi”, sarai chiamato “onorevole” e, se lo sei veramente, sarai onorato. E qui casca l’asino o, meglio, gli asini! Già, perché non è vero NIENTE delle prerogative che un parlamentare dovrebbe ASSOLUTAMENTE avere! La maggior parte parte delle persone che siedono in Parlamento e che dovrebbero essere ESPERTE, SAGGE e ONESTE, NON ESISTONO!
Voi Cittadini, che avete, diciamo un po’… stupidamente, (chiamiamola buona fede) delegato ai partiti l’incarico di scegliere persone capaci, esperte, sagge e soprattutto oneste, non potete non esservi accorti che la stragrande maggioranza delle persone, che i partiti hanno scelto, non sono adatte all’incarico affidato! E, infatti, non producono idee, e quelle poche, peraltro contenute nei programmi elettorali, vengono puntualmente dimenticate, boicottate, insabbiate, ripetutamente emendate. Perché? Semplice: non avendo la maggior parte dei parlamentari nessuna competenza specifica, e nessun potere per portare avanti nemmeno il minimo di programma, devono trovare delle vie di fuga dalla loro ignoranza e dalla loro impotenza, cercando di mettere insieme dei poveri, triti concetti, di “auspicare sempre” qualcosa, che sanno in partenza di non essere in grado di concretizzare. E poiché devono comunque dire qualcosa davanti a un microfono, per dimostrare di esistere, altrimenti nessuno si accorge di loro, l’unico modo è quello di pronunciare smepre le solite frasi fatte: che “l’apposita commissione è al lavoro”, che sono in corso le “verifiche di fattibilità”; e se le proposte arrivano dalla controparte politica, basta appellarsi ai “dubbi di incostituzionalità”, alle “ferre leggi europee”, alla “mancanza di copertura finanziaria”; le frasi “bla bla” sono sempre le stesse, per arrivare in fondo allo sproloquio, con una autocertificazione attraverso questi “alti” concetti di meritare una poltrona pubblica, pagata da chi fa fatica ad arrivare a fine mese.
L’affermazione ricorrente di non avere “la copertura finanziaria” in presenza dei colossali sprechi che la macchina statale italiana continua a perpetrare diventa di fatto una colossale ipocrisia, perché basterebbe la riduzione delle spese della politica per rimediare. Oggi questa assurda, perversa macchina ci costa 800 miliardi l’anno: il 10% corrisponde a otto miliardi, sufficienti a coprire l’IMU e l’IVA e anche altre necessità contingenti. Perché non si fa? Semplice! Perché nessun occupante di poltrone statali, regionali, provinciali rinuncia ai suoi (spesso immeritati) privilegi, nemmeno gli ex duri e puri grillini.
Dimezzare i parlamentari? Meglio trovale mille emendamenti per insabbiare. Ridurre lo stipendio e i rimborsi? Passiamo a “non” risolvere le altre riforme, e poi comunque la legge e la Costituzione, vecchia, obsoleta – dicono – sta dalla nostra parte.
Oggi come ieri, di fronte alla situazione critica perdurante, i ministri e quella insensibile, iutile, inconcludente, e incosciente marea di parlamentari e di amministratori pubblici continuano imperterriti a fare come Ezechiele Lupo che, per commuovere il figlio Lupetto, diceva: “… tu eri piccolo per ricordare, ma ti assicuro che quando in casa nostra c’era da mangiare per uno solo di noi due, non sai come mi piangeva il cuore, pensando che tu saresti rimasto senza!”.

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