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di AURORA PATERA – L’ennesima storia di una ditta strangolata dai debiti fiscali, questa volta a causa di una negata rateizzazione che appare inspiegabile. Giuseppe Pireddu di Nuoro ha una piccola ditta di smaltimento rifiuti ed è sempre rimasto a galla: “La liquidità non mi manca” spiega “nonostante le botte di Equitalia riesco a star dietro a tutto”.
Giuseppe paga regolarmente lo stipendio ai suoi tre figli, al dipendente esterno che lavora per la sua ditta e uno stipendio simbolico di 3300 euro ad Equitalia, con cui ha un debito rateizzato che non gli ha mai procurato grattacapi: ha saltato sei rate per esigenze di liquidità dell’azienda, ma Equitalia stessa concede di saltare fino a otto senza mettere in discussione la rateizzazione.
A settembre arriva una nuova cartella di 60mila euro, ma Giuseppe non si perde d’animo perché calcola che con la rateizzazione arriverebbe a pagarne in tutto 4mila al mese e può permetterselo. Infatti la ditta di Pireddu ha diversi grossi contratti per privati più un appalto con il Comune di Orani da 20mila euro al mese. Quindi Pireddu va all’ufficio di Nuoro per fare domanda a cui segue un preavviso di rigetto. Questo perché a carico dell’imprenditore risultano cinque rate scadute e non pagate e una circolare impone all’ufficio di zona di rifiutare le rateizzazioni in questo caso. Giuseppe non si arrende e va all’ufficio regionale dell’agenzia di riscossione. Qui gli impiegati si dimostrano più disponibili, ma scopre che la sua domanda è già stata protocollata e che gli è stato pignorato il mensile che recepiva dal Comune di Orani. Peccato che non si possa procedere a un pignoramento con una domanda ancora pendente. L’imprenditore, convinto di essere nel giusto, chiede e ottiene che la sua pratica venga segnalata agli uffici centrali e ora attende un responso.
Nel frattempo la sua ditta dovrà lavorare gratis per diversi mesi e, non potendo versare anche le rate già concordate con Equitalia, gli sarà revocata la rateizzazione. È facile immaginare cosa riservi il futuro all’impresa di Pireddu, è però incomprensibile come una ditta con i conti relativamente “sani” si possa trovare da un giorno all’altro a rischio fallimento per colpa di una circolare.

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