Published On: Gio, Ott 10th, 2013

“I patti vanno rispettati”, le regole no. L’università dei baroni e degli inganni

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di SAMANTA REVERBERI – Com’è bello far le truffe da Trieste in giù, in compagnia, nel divertente giro girotondo degli “aventi diritto”. Succede così che una cerchia di illustri menti del nostro Paese, ha sfruttato il proprio sapere come motore all’associazione a delinquere. Indagati 35 professori universitari, tra i quali figurano l’ex Ministro per le Politiche Europee Anna Maria Bernini e l’ex Garante della Privacy Francesco Pizzetti, oltre a cinque “saggi” voluti da Re Giorgio per le riforme costituzionali: Augusto Barbera (ex parlamentare e ordinario dell’Università di Bologna), Giuseppe de Vergottini (Università di Bologna, membro dell’Advisory Council della John Hopkins di Washington), Lorenza Violini (Università di Milano), Baniamino Caravita (ordinario a La Sapienza di Roma e alla LUISS) e Carmela Salazar (Università di Reggio Calabria).
Sono diversi gli atenei italiani adocchiati dalla procura di Bari, sotto l’accusa del pubblico ministero Renato Nitti: secondo la GdF del capoluogo pugliese, la “casta dei costituzionalisti” si sarebbe adagiata in una gabbia d’oro, perpetuando rapporti clientelari e reciproci favoritismi per pilotare concorsi per professore associato, ordinario e ricercatore. Truffa, falso ideologico, corruzione e atti contrari al dovere d’ufficio: un elenco esaustivo delle accuse appese a ghigliottina sul capo degli imputati, che hanno votato la loro carriera alla difesa della legge nella sua più larga accezione, delle fonti che regolano il nostro ordinamento giuridico, allo studio e sviluppo del diritto costituzionale, canonico e pubblico in particolare.
Tutto comincia nel 2008, quando il pm Nitti, sull’asse dell’inchiesta “Du Ut Des” (questo il nome), fa il segugio circa un concorso dell’Università Telematica Giustino Fortunato di Benevento, intercettando il rettore e prof. di diritto costituzionale Aldo Loiodice, accomodato alla cattedra di Bari e in affari coi colleghi prof. Gaetano Dammacco, Roberta Santoro e Maria Luisa lo Giacco: una “tempesta di cervelli” votata al cambio delle regole concorsuali per favorire alcuni concorrenti. Nel mentre, l’entrata in vigore della riforma Gelmini diventa “l’orecchio del quaderno”: per evitare baronismi, si istituisce una commissione nazionale composta da professori ordinari eletti e sorteggiati da un albo, che giudicherebbe i concorrenti al bando. L’innovazione finisce per diventare uno dei paradossi rassicuranti della delinquenza, non riuscendo a frenare le illegalità della rosa che continua a promuovere la nomina di commissari “malleabili” alla manipolazione dei concorsi.
Nelle intercettazioni, declami in latino o rimandi a Shakespeare, per celare le intenzioni dietro falsi codici comunicativi: “sono l’ombra di Banco”; così il Macbeth diventa una copertura. Lo scandalo, che considera concorsi tra il 2006 e il 2008, è segnalato anche dal commissario esterno in quota OCSE Francisco Balaguer, professore di costituzionale a Granada, che invia una lettera di dimissioni il luglio scorso al Ministero, nella quale denuncia l’esistenza di un doppione illegale della commissione nazionale, creata per gestire parallelamente gli esami, concedere nomine ad personam e fomentare clientelismi. Una piccola P2. Il governo prende atto e riformula il concorso.
Un caso quello dei migliori atenei italiani? Messina, 30 settembre: la GdF arresta il prof. Giuseppe Teti che, intercettato nel suo “pacta sunt servanda” (i patti vanno rispettati), permette al figlio del suo complice, prof. Giuseppe Bisignano, di vincere un posto da ricercatore in microbiologia. Siena: 200 milioni evaporati. Indagate 14 persone tra cui gli ex rettori e revisori di conti Piero Tosi e Silvano Focanti (i senesi ci avran fatto il callo?). Roma, La Sapienza: la famiglia del rettore Luigi Frati dilaga tra gli incarichi universitari; presenti moglie, figlia e figlio (promosso in trapianti chirurgici da una commissione di igienisti). Parma: solo tre mesi fa, la GdF rivela decine di professori con doppi incarichi e remunerazioni private extra universitarie non autorizzate dall’Ateneo.
Da nord a sud, anche i templi della conoscenza sono palestre di vita reale, dove s’imparano frodi, si aggregano le lobby, si comunica l’illegalità e si fanno pochi esami di coscienza; luoghi dove il sapere che permette un futuro non sopravvive e, spesso, viene abortito con bacio accademico. Una meritocrazia che non esiste, non può essere insegnata.

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