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di AURORA PATERA – Una famiglia distrutta, la casa all’asta, un’attività strangolata dal carico fiscale e dalle banche. È la storia di Moreno, un imprenditore vicentino, che lavora a fianco delle pubbliche amministrazioni con la sua ditta di autoservizi. Guida gli scuolabus e offre i trasporti per diversamente abili nel suo comune. Moreno vanterebbe, secondo Federcontribuenti, un credito di oltre 74mila euro nei confronti della sua banca per interessi non dovuti, ma il procedimento per anatocismo che ha avviato nei confronti della banca è fermo da più di un anno: non è ancora stata fissata l’udienza.

I debiti si accumulano, nel frattempo, l’attività si ferma. Moreno infatti non ha il DURC in regola: si tratta del certificato che attesta la regolarità di un’impresa nei pagamenti e negli adempimenti previdenziali, assistenziali e assicurativi. Senza lavoro e senza la possibilità di cedere la licenza, nominativa, non riesce più a stare al passo coi debiti dovuti al fisco, nonostante cerchi di pagare con regolarità i suoi dipendenti. Per Moreno non ci sarà un patteggiamento o un condono, dato che fa parte di quella miriade di PMI che risultano invisibili agli occhi severi di Equitalia ma che danno lavoro e producono reddito per il Paese. Con l’ombra dell’ipoteca sulla casa e la difficoltà dell’accesso al credito, Moreno ha pensato di suicidarsi ed è arrivato a stipulare due polizze sulla vita con beneficiarie la moglie e la figlia.

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