Published On: Lun, Ott 14th, 2013

Jim Yong Kim e la rivoluzione della Banca Mondiale: cancellare la povertà estrema

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di ANDREA PAPA – Jim Yong Kim stavolta ha davvero le idee chiare. Il medico statunitense, eletto nel luglio dello scorso anno Presidente della Banca Mondiale, nel vertice annuale di quest’ultima e del Fondo Monetario Internazionale che si sta tenendo a Washington non si è nascosto, e ha chiaramente palesato il suo principale obiettivo a medio e lungo termine: far scendere il tasso di povertà assoluta del 9% entro il 2020 ed eliminarlo completamente nel 2030. Lotta alla povertà che quindi è diventato uno dei temi caldissimi sviluppatisi nella Capitale americana assieme a crescita del lavoro e rilancio dell’economia.

L’obiettivo del Presidente della Banca Mondiale è senza dubbio ambizioso, ma la prima riorganizzazione dell’istituto da vent’anni a questa parte è già ampiamente in atto. Una vera e propria rivoluzione “culturale” quella avviata da Jim Yong Kim, che non ha potuto fare a meno di ricordare che un miliardo di persone al Mondo vive in condizioni di povertà estrema, e di queste oltre quattrocentomila sono bambini. Ma come si può giungere all’obiettivo di cancellazione della povertà estrema? Con un lavoro sinergico e cooperativo. Niente più parcellizzazioni.

Oggi l’organizzazione della Banca Mondiale è suddivisa in aree geografiche o settoriali che rendono farraginoso e lento il suo agire. Jim Yong Kim ha come obiettivo quello di rivoluzionare questo sistema e accorpare le aree per grandi temi e funzioni. Una riorganizzazione trasversale, in sostanza. Questo servirà a rendere l’Istituto più efficiente e veloce sul territorio così potrà rispondere in tempo quasi reale ai Paesi bisognosi di aiuto. Va eliminata la cultura della paura, occorre venir fuori da questo immobilismo che soprattutto in questo periodo di crisi è assolutamente deleterio.

Ecco la vera rivoluzione che Kim si appresta a fare, che per iniziare col piede giusto, ha annunciato che la Banca Mondiale taglierà di quattrocento milioni di dollari i propri costi amministrativi, con l’idea di ottenere dei fondi che dovranno essere reinvestiti in nuovi finanziamenti per contrastare la povertà.

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