20130101_tasse

di ANDREA PAPA – Non vi è alcun dubbio che gli impiegati della CGIA di Mestre manchino di pazienza. Si sono messi d’impegno, e alla fine le han contate tutte quante, scrupolosamente, una per una. E il risultato è stato quello di scoprire che le tasse che gravano sulle teste, e soprattutto sulle tasche degli italiani, sono cento. Sì, proprio cento, un numero incredibile, che annovera tra le sue fila imposte a dir poco discutibili come quella regionale sulle emissioni sonore degli aeromobili, e che dimostra un’immensa frammentarietà del sistema tributario del Belpaese. Eppure, la percentuale degli introiti, paradossalmente viene ad essere ricoperta in larghissima parte soltanto dalle prime dieci imposte, che da sole coprono oltre l’87% dei quasi 472 miliardi di euro di entrate tributarie annuali, calcolate e divise in una spesa media procapite (bambini e ultra-centenari compresi) di quasi 11.800 euro.

Le due imposte più pesanti per i conti dei cittadini italiani sono senza ombra di dubbio l’Irpef (l’imposta sui redditi delle persone fisiche) e l’Iva. Di contro invece a gravare pesantemente sui bilanci delle aziende sono l’Irap (imposta regionale sulle attività produttive) e l’Ires (imposta sul reddito delle società). E l’Imu? L’imposta più chiacchierata degli ultimi tempi (che da quest’anno verrà pagata solo sulle seconde e terze case, e sugli immobili ad uso produttivo/commerciale) risulta senza ombra di dubbio l’imposta più odiata dagli italiani, sebbene il gettito non sia ancora di una portata tale a quello delle quattro citate in precedenza, che da sole, consentono all’erario d’incassare oltre 320 miliardi di euro.

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