Published On: Mer, Ott 9th, 2013

«Lo senti? Adesso si è fermato anche il vento». Il disastro del Vajont, cinquant’anni dopo.

corriere_della_sera_11-10-63_l

di ANDREA PAPA – “Un sasso è caduto in un bicchiere colmo d’acqua e l’acqua è traboccata sulla tovaglia. Tutto qui. Solo che il bicchiere era alto centinaia di metri ed il sasso era grande come una montagna, e di sotto, sulla tovaglia, stavano migliaia di creature umane che non potevano difendersi”

Con queste parole Dino Buzzati il dieci di ottobre di cinquant’anni fa apriva il suo pezzo sul Corriere della Sera riguardo la tragedia consumatasi poche ore prima che aveva spazzato via l’abitato di Longarone.

Vajont è il nome del torrente che scorre nella valle di Erto e Casso per confluire nel Piave, davanti a Longarone e Castellavazzo, in provincia di Belluno. Tra il 1957 e il 1960 lungo il corso del torrente venne costruita una diga adibita alla produzione di energia idroelettrica, che in breve tempo determinò la frana che staccatasi dal Monte Toc, la sera del 9 di ottobre del 1963 provocò un’immensa ondata che travolse il centro di Longarone causando, secondo le stime più attendibili al giorno d’oggi, 1910 vittime.

Trentasette anni per costruire una catastrofe, dal primo progetto teorico del 1926 al 1963, dove bastarono solo quattro minuti perché la strage si compisse. Pochi istanti, e duemila persone morirono in una guerra che non sapevano di aver combattuto.

Oggi, a cinquant’anni di distanza, si moltiplicano i messaggi di cordoglio in commemorazione del disastro, primo tra tutti quello del Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, che in una nota del Quirinale si esprime in questi termini: “La memoria del disastro che il 9 ottobre 1963 sconvolse l’area del Vajont suscita sempre una profonda emozione per l’immane tragedia che segnò le popolazioni con inconsolabili lutti e dure sofferenze; il ricordo delle quasi duemila vittime e della devastazione di un territorio stravolto nel suo assetto naturale e sociale induce, a cinquant’anni di distanza, a ribadire che quell’evento non fu una tragica, inevitabile fatalità, ma drammatica conseguenza di precise colpe umane, che vanno denunciate e di cui non possono sottacersi le responsabilità”.

Qui lo speciale del Corriere delle Alpi per il cinquantenario della tragedia.

Info sull'Autore

Lascia un commento

XHTML: Puoi usare questi html tags: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <s> <strike> <strong>

Leggi Zerosette online

Edizione dal 25-11 allo 08-11-20





Video Zerosette