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di SAMANTA REVERBERI – Il Mariosaurus si è estinto. Come il Giurassico ha subìto il sorpasso delle ere a venire, anche l’esperimento centrista degli ultimi mesi si è eclissato dietro l’avanzare del bipolarismo di fatto. Il capobranco di Scelta Civica non è sopravvissuto all’evoluzione della specie, mancando di sviluppare geneticamente i propri apparati per far sì che restassero fuori dalle bizze di partito, e perpetuare così una coalizione nata nel “Dopo-Berlusconi”.
Un parricidio. Come quando Bruto attentò alla vita di Giulio Cesare. La moderata creatura Scelta Civica ha inghiottito il suo stesso padre, il suo incauto fondatore, l’ideatore di quel compromesso che sulle prime sembrava anche essere “partito”col piede giusto. Il senatore Gasparri ci fa pure ironia, chiedendosi se il celebre cagnolino Empy (per chi non lo ricordasse, protagonista della campagna elettorale montiana) sia scomparso, come il centro politico.
Insomma, Monti si è dimesso da Mario. A farlo rinnegare il suo stesso alveo partitico, il Pdl, il governo delle larghe intense, gli ex compagni di banco tra cui Pier Ferdinando Casini (Udc) e Mario Mauro (Ministro della Difesa). A causa loro, il professore ha abbandonato l’entità della sua “costretta” vision politica, dopo un’esperienza che pareva potesse decollare come la svolta pratica del millennio, simpatizzando con la Merkel e facendo leva sulle dottrine economiche.
Lo stesso esponente di Scelta Civica, durante la trasmissione “In Mezz’ora” di Lucia Annunziata, ha affermato che in Europa e nel Ppe è visto come l’eroe dell’Italia e dell’eurozona, il paladino che ha risollevato il Paese dalla crisi finanziaria cavalcando lo spread. Tuttavia, quell’Orlando Furioso che è Monti non è riuscito a gestire il suo stesso partito; gli ha fatto girare…la testa. Che è successo?
In principio era Mario. Laureatosi all’Università Bocconi di Milano, completa gli studi negli USA, seguendo le lezioni del Premio Nobel per l’Economia James Tobin, diventando poi lui stesso professore ordinario all’università madre. Negli anni ’80 si richiede il suo soccorso a livello europeo, e comincia ad assumere impegni di un certo rilievo (per esempio, diviene relatore della commissione sulla difesa del risparmio finanziario dall’inflazione e membro della Commissione Sarcinelli); inoltre, entra a far parte del CdA di FIAT S.p.A, e della Banca Centrale Italiana, fino a ricoprire la carica di rettore e di presidente della stessa Bocconi.
Negli anni ’90 è nominato commissario europeo dal governo Berlusconi I, per poi essere riconfermato dal governo D’Alema I, finchè il presidente della Commissione Europea Barroso lo incarica di lavorare al “libro bianco”, sulle misure attuative per un mercato unico d’Europa. Attivo in campo scientifico-economico, collabora negli anni con diverse sovrastrutture internazionali e testate giornalistiche, completando, così, quell’infinito Curriculum Vitae che gli permette di essere nominato senatore a vita da Re Giorgio il 9 novembre 2011.
Mica uno nato ieri, Mario, che accetta di prodigarsi a premier di un governo tecnico il mese stesso, dimettendosi un anno dopo circa, poi di nuovo riproponendosi con “Monti per l’Italia”, una coalizione di fazioni liberal-democratiche, laiche e non, e imponendosi (a suo stesso dire) l’arena politica. Schifato, e affranto dai disaccordi sulla Legge di Stabilità dei giorni nostri, il professore rinnega i traditori che lo hanno sfiduciato, allontanandosi da una Sc che non riconosce e moralizzando il partito, come il padre di Zeno che schiaffeggia il figlio.
Casini lo fa arrabbiare parecchio, tanto da ammettere che senza di lui Sc avrebbe ottenuto più voti alle elezioni 2013. Poi, anche su Mauro non si placa, perché col compare sarebbe stato troppo aperto al Pdl (per inseguire la chimera elettorale), cosa che avrebbe fatto anche Monti, se non fosse che il centro-destra –sottolinea- avrebbe preso la piega del populismo. “Si scrive Letta, si legge Brunetta” afferma Mario: solo per far capire che si sta manifestando un governo del “dis-fare”, perché Pd e Pdl stressano le condizioni delle intese politiche.
Mario Mauro risponde così: “Monti è lontano dalla realtà politica”. Una carriera di tutto rispetto, poi…una discesa pubblica. C’è chi dice che ci abbia visto lungo, date le ultime manovre di Alfano. Lontano: forse volava alto il professore, come una cometa del firmamento. Pardon, del Parlamento.

1 Comment

    Gran bell’artico, complimenti Samanta. 🙂

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