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ALESSANDRO COSTANTINO – Stanislaw  Lem nasce in Polonia a Leopoli, città che oggi fa parte dell’Ucraina, il 12 settembre 1921, da una  famiglia di ebrei. Inizia con lo studiare filosofia, ma cambia rotta e successivamente intraprende quelli di medicina, seguendo le orme del padre. Nel 1951 pubblica il suo primo romanzo di fantascienza Il pianeta morto, scontrandosi con il regime sovietico, scrisse diversi saggi e articoli scientifici.

Uno dei romanzi più famosi è Solaris , da cui il regista Tarkovskij ne ha tratto l’omonimo film, il cui grande successo lo ha reso popolare  fuori dalla sua patria, i suoi libri sono stati tradotti  in molte lingue, vendendo milioni di copie, rendendolo uno degli scrittori di fantascienza più letti al mondo.

Solaris  pubblicato nel 1961, viene considerato un romanzo che riesce a conciliare la scienza e la filosofia, l’interazione tra queste due discipline fa emergere il bisogno e il desiderio di conoscenza dello scrittore.

Nella prefazione del libro si denotano i vari campi di interessi, i retroscena concettuali, tutti i pensieri che fanno parte di quella che sarà la moderna civiltà, la nostra, quella meccanica. Il passaggio successivo sono lo studio per le macchine per pensare, passando poi alla cibernetica, quella scienza in cui i Robot, sono un groviglio di fili, con la pretesa di proporre varie teorie.

La fantascienza come  “ speculazione letteraria” diventa la chiave per dare delle risposte alla propria sensibilità esistenziale, non ripiegando kafkiano su se stessi, ma invece cercando sempre delle risposte e ponendosi degli interrogativi.

Il pianeta Solaris apparentemente metafisico, forse perché attraverso il racconto sono palesi una serie di rappresentazioni di vari schemi di valori e di molti enigmi applicabili a una interpretazione metafisica del nostro universo, delle scelte dell’uomo e della sua condizione terrena.

Solaris , è un pianeta composto da un liquido plasmatico il quale forma  un enorme  essere vivente e alcuni credono, pensante. Kevin , protagonista del libro, di professione fa lo psicologo e viene spedito in una stazione nello spazio sospesa sopra l’oceano di Solaris, appunto, un pianeta che viene scrutato e studiato dagli scienziati terrestri.

Se  Solaris, viene in contatto con altre conoscenze è capace di coglierla, leggerla e farne materializzare rendere concreti i pensieri.

Kelvin deve cercare di capire cosa succede  attorno a Solaris, creare un contatto con il pianeta, ma soprattutto che cosa sia in realtà.

E inutile dire che all’interno del romanzo vi sono una sfilza di dati, l’autore li inserisce perché fanno parte del suo bagaglio scientifico,  quello che trovo interessante è come arriva alla fine, alla conclusione delle varie teorie e che Solaris non è conoscibile che sfugge alle varie possibilità di spiegazioni  umane, nessun dato, nessuna teoria, Solaris rimane un mistero.

Abitato da presenze che hanno  la forma di uomini, ma che non sono conoscibili, non si riesce ad instaurare una relazione che abbia un significato per noi terrestri, non si riesce a capire se hanno dei pensieri reconditi, se c’è relazione tra la loro gestualità e gli abissi dell’inconscio, c’è qualcosa che li spaventa, li angoscia, se ci saranno  dei problemi e se sarà minata la loro stabilità emotiva.

Gli “ospiti” sono uguali a in sembianze a noi terrestri, ma a essere diversa è la sostanza, sono i neutrini a comporre l’ essenza degli abitanti di Solaris, quindi immortali, quindi indistruttibili.

Grazie a tutto ciò Kelvin, ritrova sua moglie, morta suicida, dopo una certa ritrosia, si lascia prendere dalle emozioni pur riconoscendo questa, una situazione irreale.

Il nostro modo di essere è pieno non solo di cose, ma di ricordi, emozioni, dolori e gioia e forse per noi è impossibile pensare ad un mondo diverso da questo, parlo del mondo interiore e in questo libro si  evince tutto ciò; quello che è fuori da noi è sempre inconsueto,interpretabile con e attraverso i nostri sensi, i nostri modi di vivere e se pur un libro nuovo,  affascinante Solaris,  pone forse dei limiti alla fantasia. Noi siamo noi e gli altri da noi non possono che somigliarci e questo non è una grande scoperta.

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