Published On: Ven, Nov 22nd, 2013

Cinquant’anni fa a Dallas moriva un uomo e nasceva un simbolo

John-F-Kennedy

di ANDREA PAPA – Venerdì 22 novembre 1963 a Dallas, in Texas, il cielo era terso, e l’aria nemmeno poi così fredda; Jacqueline Kennedy indossava un tailleur rosa, seduta sul sedile posteriore della Lincoln Continental dal tetto scoperto, e sorrideva alla folla che si accalcava lungo i marciapiedi, fino a quando tre colpi di carabina non risuonarono nell’aria. E il sorriso d’incanto svanì. Un proiettile aveva colpito alla testa l’uomo che era seduto al suo fianco, portandosi via mezza calotta cranica. Quell’uomo era John Fitzgerald Kennedy, il Presidente degli Stati Uniti d’America.

Cinquant’anni son passati da quell’istantanea che nessuno avrebbe più dimenticato, cinquant’anni di silenzi assordanti e di urla sibilate, e la vicenda è ancora avvolta nel mistero, sebbene ormai anche nei libri di storia si sa come è andata a finire, tutti conoscono la commissione Warren, tutti conoscono Lee Harvey Oswald, tutti conoscono Jack Ruby. Per non parlare poi di tutte le varie teorie complottistiche venute fuori a corredo col passare degli anni che hanno tirato in mezzo la Mafia, l’Unione Sovietica e anche Cuba.

Eppure tutti attendono con chissà quali aspettative il 2017, anno in cui dovrebbero essere resi pubblici tutti gli incartamenti relativi al fatto, con la speranza di riuscire a trovare finalmente delle risposte a delle domande che hanno attraversato mezzo secolo di cambiamenti epocali nella storia mondiale.

Perché l’attentato di Dallas è diventato un simbolo. L’uomo vittima di quell’attentato è diventato un simbolo, ancor più di quanto già non lo fosse. L’idealista senza illusioni (come amava definirlo Enzo Biagi) che voleva cambiare il Mondo era stato assassinato. E tutto quanto cambiò (se in positivo o in negativo non posso provare a stabilirlo nemmeno io), l’America non fu più la stessa, e la Storia si trasformò in mito. Quel mito che lo stesso Kennedy riteneva come il più grande nemico della verità, ancor più della menzogna; un mito persistente, persuasivo ed irrealistico.

E concludo con le parole di una canzone inedita di Rino Gaetano, quella composizione numero 32 dedicata ad un eroe che si era battuto per la pace e per una nuova frontiera.

“Aveva molti amici che lo piansero di cuore quel dì

che l’hanno ucciso assieme a chi è veramente il sole per lui

e fra la folla lui scrisse, fu l’ultimo sorriso perché

un colpo traditore trafisse il cuore di un grand’uomo quel dì.

 

La vita non è tutta qui, lui lavora anche lassù

E come un fiume bagnerà, qua il suo fantasma ispirerà

Non gli hanno fatto mai un torto era un uomo rispettato

E da tutti è stato amato ma qualcuno lo tradì.

 

Ispirerà la gente che crede, che credeva anche in lui,

lui che morì.

Ispirerà la gente che crede, la gente che ha promesso la pace

E la darà”.

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