Published On: Dom, Nov 24th, 2013

I capelli bianchi e il vento del progressismo: intervista a Paola Concia

Fa il suo ingresso in libreria, col viso stanco di chi ha viaggiato e col sorriso di chi, davanti a un sabato di pioggia, non si da per vinta. Nel pomeriggio ha passeggiato per i borghi di Parma, comprando la (quasi obbligata) punta di formaggio da portare a casa, e preparandosi a presentare il suo ultimo libro, “La vera storia dei miei capelli bianchi”, all’affezionato pubblico della Libreria Ubik. I capelli di Paola Concia tendono più al grigio, a dir la verità, ma la lungimiranza legata, nell’immaginario collettivo, ai capelli candidi non viene tradita. Ha cinquant’anni esatti e ha deciso di raccontare “la prima metà di secolo” che ha vissuto sinora, come dice lei scherzando. Un po’ appartati, riesco a strapparle qualche considerazione sul suo libro e, inevitabilmente, sulla situazione del nostro paese, lacerato, da anni, sul fronte dei diritti civili.

Il suo libro racconta una vita. Un’intera esistenza dedicata allo sport, alla politica e all’impegno civile. Qual è, allora, la vera storia dei suoi capelli bianchi? Ora dico una cosa presuntuosa: è come quando Anna Magnani diceva al suo truccatore “non mi togliere le rughe, ci ho messo una vita a conquistarmele”. Sicuramente i miei capelli bianchi sono la storia della mia vita, non li rinnego, anzi, sono orgogliosa di averli e rappresentano ciò che ho vissuto. Certamente una vita, per una parte, faticosa, ma che poi, come mi auguro accada per la vita di tanti altri, si è riscattata e ho raggiunto la tranquillità di vivere quel che sono alla luce del sole. Insomma, oggi, sono capelli bianchi sereni.

Lei è donna, ed è omosessuale: appartiene a due delle “categorie” forse più martoriate dalle discriminazioni. Dove trova la forza per affrontare le difficoltà? Io vengo dal femminismo, mi sono sempre battuta per la libertà e per i diritti delle donne. Credo che noi donne, oggi, dobbiamo uscire da questa cappa di vittimismo sotto cui le pressioni sociali ci spingono. Il vittimismo delle donne è difficile da vincere, ma dobbiamo trovare la spinta dentro di noi per rivendicare libertà, diritti, rappresentanza, status sociale. E dobbiamo combattere a partire dalla forza, non dalla debolezza. Io oggi, essendo una “ragazza” di cinquant’anni (sorride ndr), vorrei contribuire, nel mio piccolo, a costruire un paese in cui le ragazze possono essere quello che vogliono, da donna dello spettacolo a presidente della repubblica…realizzare i loro sogni, le loro ambizioni: esattamente come succede per i ragazzi.

E’ stata deputata nel PD dal 2008 al 2012, facendo della lotta per i diritti LGBT il proprio vessillo di battaglia. Nel 2013, sebbene candidata al senato, non è stata rieletta. C’è, nel Parlamento, qualcuno che raccoglierà la sua eredità e continuerà questa dura guerra civile? Credo che in questi anni non solo io, ma anche altri, abbiamo fatto un grande lavoro di sensibilizzazione della società. Abbiamo anche fatto un grande lavoro di pressione, in questo verso, sulla politica, sulle istituzioni e sul Parlamento. Sicuramente le condizioni favorevoli affinché qualcuno oggi raccolga questa eredità ci sono tutte, rispetto alla legislatura che ho fatto io, che era piuttosto reazionaria: il Parlamento è sicuramente più progressista, oggi, da un punto di vista numerico. La condizione c’è anche nel paese: dai dati ISTAT dell’anno scorso si evince che le italiane e gli italiani sono consapevoli del fatto che le cittadine e i cittadini omosessuali vengano discriminati e hanno bisogno, giustamente, di diritti, di essere come tutti gli altri. L’eredità da raccogliere, per far sì che l’Italia si adegui alle condizioni degli altri paesi europei, c’è eccome. Sta a loro però, adesso, raccoglierla e agire.

 Il signor Luigi Salis, utente iscritto a Citizengo.org, ha indetto una petizione online per chiedere al tribunale di Bologna di revocare l’affido di minore a una coppia omosessuale di Parma, raccogliendo già 7870 delle 10000 firme preposte. Come commenta la cosa? Non credo che la raccolta di firme possa determinare la modifica di una decisione del tribunale. Tra l’altro questa decisione ha visto coinvolto l’intervento degli psicologi, dei servizi sociali: esattamente come sarebbe successo per una coppia eterosessuale. Vedi…il grande problema dell’Italia, e non solo in questo caso specifico o nei casi che riguardano i diritti civili, è che i tribunali anticipano e sostituiscono la politica e le istituzioni. E invece questo, in un paese democratico, non dovrebbe avvenire. Dovrebbero esserci il Parlamento che fa le leggi, e i tribunali che le applicano. Ma siccome il Parlamento non le fa, le leggi, i tribunali non possono far altro che registrare la realtà e i suoi cambiamenti, le situazioni di fatto. Quindi il tribunale di Bologna non ha fatto altro che il proprio dovere: registrare la situazione, verificare che questa famiglia avesse le capacità genitoriali necessarie per l’affido del minore, e decretare positivo il caso preso in esame. Quindi mi auguro che questa scelta rimanga tale.

La sala gremita di spettatori in attesa la chiama. Si siede e, col suo accento impregnato d’Abruzzo, inizia a cantare la libertà e il diritto alla felicità. Ha una cadenza piacevole, nella voce, e ad ogni pausa, mentre riprende fiato, la platea fluisce in un applauso caloroso. Canta, rivelandosi, un’odissea malinconica e lucidamente consapevole. E’ sincera, Paola Concia, con se stessa e con il pubblico.

Parla del dolore, esacerbato dal disprezzo di una provincia abruzzese, alla fine degli anni ’70, per due ragazze innamorate e, lo dice, forse troppo ingenue o incoscienti, che vivevano la propria storia d’amore in un paese “dove l’omosessualità era considerata peggio della tossicodipendenza, a quel tempo dilagante, da eroina”. Parla dello stigma dell’omofobia, ben marcato sulla sua pelle, che la faceva sentire “brutta, sporca e cattiva” e la voleva convincere di essere malata, tanto da indurla a un giovanile matrimonio con un uomo. “E’ stato un omicidio preterintenzionale: ho attentato alla mia omosessualità e alla vera “me”, ma per fortuna, non sono riuscito a ucciderle”. Parla delle sue passioni: lo sport e la politica, che ha sempre cercato di vivere allo stesso modo, puntando ad un obiettivo ed agendo di conseguenza. Parla della sinistra italiana, di cui è esponente convinta ma critica: “è una sinistra moralista, che mette le mutande alle statue e vive di rendita, trasformando la lotta per i diritti civili in una questione ideologica”Paola Concia parla di cambiamento, in tutti i sensi, e le riesce bene: il vento favorevole del progressismo, se non spira ancora del tutto nella coscienza collettiva del nostro paese, sicuramente soffia con vigore dove cammina lei: una donna dai capelli grigi con la lungimiranza di chi ce li ha già bianchi.

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