“Come si fa a spiegare con la volgarità della parola la poesia della vibrazione?”

Estrapolando per un momento la frase dal suo contesto originale (cioè l’intervista a Tagliacose di Jep Gambardella, nel film “La grande bellezza”) la si può adattare perfettamente all’evento tenutosi ieri sera, in esclusiva, al Teatro Due. “La vibrazione”, tuttavia, era quella di un violino, e di un clavicembalo. E come si fa, appunto, a spiegare i peli dritti sul braccio  e i volti rapiti della platea, davanti alla musica del violinista Fabio Biondi? Perché è di questo che si è parlato ieri: di musica. E lo si è fatto riesumando le memorie di Chiara, giovane donna veneziana, testimone della ricchezza musicale che caratterizzò il ‘700.

“La biografia di Chiara” – spiega Fabio Biondi al pubblico – “è stata ricostruita attraverso un intenso e appassionante studio delle fonti e degli archivi storici”. All’inizio del diciottesimo secolo qualcuno l’abbandona sul sagrato dell’Istituto della Pietà di Venezia,  che accoglie i figli della prostituzione dilagante abbandonati a se stessi, iniziandoli alle arti e divenendo presto uno dei più importanti centri di cultura musicale d’Europa.

Chiara, “Chiaretta” per chi la conosce bene, nasce nel 1718, senza cognome, e accolta alla Pietà viene istruita alla musica. Le corde del violino sono le sue vene e il suono prodotto dal contatto dello strumento con l’asticella è il suo sangue: ciò che le fa sopravvivere una vita segregata, volta all’intrattenimento musicale d’una aristocrazia gradassa, che concede a lei e alle “adepte”, cioè alle orfanelle dell’istituto che si sono dimostrate portate per la musica, tenui soddisfazioni da palpare attraverso le graticole della chiesa.

Chiara tiene un diario dove, come tante ragazze ancora fanno, annota la sua vita e gli avvenimenti che la compongono. La “compongono”, appunto, perché il diario non è scritto a parole, ma a note musicali. E, straordinariamente, raccontano un secolo di passaggio: il cambiamento dalla musica barocca a quella classica in un secolo “alla moda”, che è la cornice della vita di alcuni grandi come Vivaldi, Gasparini, Porpora, Caldara, Latilla, Bernasconi e tanti altri, tutti passati per la navate della Pietà di Venezia, come maestri di Chiara e delle altre adepte, e da lì partiti per deliziare le corti d’Europa e plasmare la musica dei secoli a venire.

Il ritrovamento del diario di Chiara è l’evento scatenante, ciò che mette in moto Fabio Biondi e le sue mani artigiane di sinfonia, che scivolano veloci sul violino e scandiscono l’aria dello Spazio Bignardi del Teatro Due. Lui e Leonardo Morini, al clavicembalo, introducono con toni frizzanti e “adagio” leggeri il progetto, che si plastificherà all’inizio del nuovo anno in un cofanetto CD + DVD. Mentre il CD conterrà alcune delle migliori pagine del diario di Chiara, composte dai già citati musicisti della Pietà, il DVD porterà sul piccolo schermo il video-documentario mostrato nel corso della serata, realizzato da Lucrezia Le Moli, con la magnifica sceneggiatura di Amedeo Guarnieri, e le voci di Tania Rocchetta (Chiara anziana) e Federica Sandrini (Chiara giovane).

La vita di Chiara, inscenata a più riprese a cavallo tra una Venezia lugubre e settecentesca e un’altra glamour e grottescamente moderna, prende quindi forma e racconta la musica e la sua secolarizzazione, avvenuta lungo i canali veneziani e terminata con la chiusura, uno ad uno, degli istituti, tra cui anche quello celeberrimo della Pietà: l’edificio in marmo bianco affacciato sull’Adriatico può essere considerato la tomba dei ricordi e delle sinfonie del tempo.

I fasti della musica barocca e neoclassica lasciano presto il posto alle nuove mode e, inevitabilmente, al travolgente ingresso della cultura pop: oggi, dove un tempo echeggiavano i cori angelici di Chiara e delle adepte, sorge il bar del Gran Hotel Metropole: crocevia di nefasti banchetti e lussuriose feste, scandite al ritmo squallido della disco-music.

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