Published On: Mer, Nov 6th, 2013

Il mondo senza idee

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di MASSIMILIANO PARENTI – Generalmente si ritiene che una crisi politica, soprattutto in tempi di economia in aria di default, sia principalmente causata da un’élite incompetente e corrotta. Se applichiamo questa categoria al tanto vituperato Parlamento, pur passando per qualunquisti, non potremmo che essere d’accordo con la seguente analisi. Ma c’è una domanda legittima che potremmo porci, ovvero: quale presupposto primario garantisce a un gruppo politico del genere di mantenersi nei tempi che corrono? Paradossalmente, è ora di affrontare la questione che il problema è in realtà esterno all’oggetto sul quale puntiamo l’indice: ovvero la mancanza di una qualsivoglia forma di idea nuova – di innovazione, di spinta culturale che dovrebbe sottendere da background in un cambiamento sociale – è del tutto assente. Finché questo presupposto rimarrà allora assisteremo al trionfo continuo della politica del nulla, che non parla di niente (con o senza porcellum), che non ha contenuti, obiettivi e futuro se non quello (ormai palese) di autoconservazione: l’impossibilità di una dialettica all’interno delle mura politiche impedirà ad un nuovo contraltare di germogliare.

Essendo la politica lo specchio del paese e della società, viene da sé che si possano trarre conseguenze estreme e radicali da questo principio, non per forza condivisibili: eppure mi verrebbe da sostenere che l’assenza di un pensiero nuovo si rifletta in molti ambiti della nostra vita, anche nei più marginali, questo virus del nulla non ha infettato solo la sfera pubblica e non è circoscritto ad una cricca di buoni a nulla in doppiopetto. Quando mancano le idee il mondo è deceduto, è un cadavere che ancora non sa di saperlo, sta lentamente tentando di entrare in una nuova era che ancora non ha un nome, né un volto, né una bandiera… ma non c’è da spaventarsi, citando de André ricordiamoci che dal letame nascono i fiori.

Siamo a un bivio storico: l’arte e la letteratura, ad esempio, gli attori protagonisti della cultura di una civiltà (tanto quella nostrana quanto quella di tutto l’Occidente) sembra che non abbiano più nulla da dire, o che tutto quello che potevano dire sia già stato detto. Ma questa bestemmia vuole solo essere una provocazione, la loro storia sarà infinita proprio per la loro intrinseca natura, come detto si tratta solo di un impressione che la contemporaneità si porta sulle spalle: l’innovazione culturale si perpetra ad infinitum sotto forme sempre nuove. Per generalizzare, il nocciolo della questione (che esplicita il dramma del mondo contemporaneo) è che questo processo sembra essere una spirale che potrà terminare solo quando il mondo (o l’Italia, o la società) conoscerà un nuovo polo, a noi ancora ignoto. Succederà prima o poi, la storia spesso ha dimostrato come da un orientamento culturale e politico si generi molto spesso il suo contrario e questo può far ben sperare. La fiducia nell’umanità è doverosa, ma diventa pericolosa quando è attuata come una delega: per questo dobbiamo renderci conto che tutti, nel bene o nel male, prima o poi dovremo prenderne parte in prima persona.

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