Published On: Mer, Nov 20th, 2013

“Il Presidente deve morire” di Maurizio Chierici presentato alla Feltrinelli

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di GRETA BISELLO – Da Allende a Bachelet: quando ricordare significa prendere coscienza.

A quarant’anni dalla morte di Salvator Allende, Maurizio Chierici pubblica “il Presidente deve morire”, molto più che un romanzo storico grazie anche al suo stretto legame con le vicende contingenti.

Nel pomeriggio di lunedì 18 Novembre, la Feltrinelli di via Farini ospita l’autore accompagnato dal giornalista ed esperto di politica internazionale Alfredo Luis Somoza che, forte della drammatica esperienza di prigioniero prima, rifugiato poi, ripercorre sapientemente i difficili anni Settanta dell’America latina, teatro del golpe militare che ha portato alla morte del ventinovesimo presidente cileno e della conseguente instaurazione della dittatura Pinochet.

“Oggi non voglio parlare del romanzo” esordisce così Chierici, tanto da trasformare il libro in pretesto per  un incontro che ha il merito di aprire a continue riflessioni .

Entrambi gli interlocutori descrivono, con parole vivide dettate dell’esperienza diretta, situazioni e aneddoti che inquadrano una delle più violente vicende internazionali i cui strascichi sociali e politici giungono sino ai nostri giorni.

Personalità sui generis, rivoluzionario pacifista, esponente della nascente borghesia cilena, Allende fa parte, almeno agli inizi, della Massoneria dalla quale si discosterà per incongruenze ideologiche –come ad esempio il suo interesse per la condizione della classe operaia e della donna-. Caratteristiche queste che lo portano ben presto ad attirare pericolose attenzioni da parte del governo americano. Attraverso l’Operazione Condor, che non riguardò solamente il Cile ma anche altri paesi dell’America Latina, gli Stati Uniti reagirono ad una serie di elezioni comuniste e socialiste nocive per gli equilibri mondiali. L’autore racconta quegli anni difficili partendo dalla svolta del 1999 per mano di Clinton che renderà noti in internet circa 17 mila documenti che fino a quel momento erano top secret, che incolpano responsabili di crimini commessi in quegli anni, tra gli altri, Kissinger.

Allargando il focus, si percepisce che l’uccisione del Presidente rappresenta solamente la punta di un drammatico iceberg fatto di violenze, prigionie e torture di cui è bene parlare “per far sì che non ricapiti più nulla di simile”.

Monumento di quel periodo drammatico è ad esempio Pisagua, florido villaggio di pescatori arricchitosi grazie all’estrazione del salnitro, con i suoi alberghi trasformatisi in prigioni e i suoi terreni desertici in fosse comuni; o ancora è il caso di Villa Grimaldi costruita con l’iniziale proposito di ospitare politici, intellettuali e artisti, per poi diventare per ordine di Pinochet luogo di detenzione e tortura di molti, tra cui un’illustre detenuta, Michelle Bachelet.

Chierici esalta la figura di questa donna, vittima prima, protagonista poi della scena pubblica del Cile grazie alla presidenza affidatale nel 2006 e conclusa nel 2010 che la vede in questi giorni di nuovo in ballottaggio per quello che potrebbe essere, bisognerà attendere i risultati per averne la certezza, il secondo mandato grazie alla sua politica proiettata verso il futuro.

Seguendo questo filo immaginario che ci lega direttamente agli avvenimenti degli anni Settanta, l’autore fa un accenno al volto simbolo del nuovo Cile, Camila Vallejo, attivista della Gioventù studentesca che si è guadagnata, alle ultime elezioni, un posto in Parlamento.

A fronte di tanto dolore risuona come una preghiera il titolo dato da Ernesto Sabato, all’omonima commissione d’inchiesta creata per indagare sui numerosi casi di desaparecidos negli anni della dittatura militare: “Nunca màs” (mai più in spagnolo).

Mai più quindi gli autoritarismi del passato, nella speranza di una civiltà politica futura trasparente.

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