Published On: Dom, Nov 3rd, 2013

Il villaggio alla fine del mondo

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Photos_ Village at the End of the World-1

C’è qualcuno che ogni mattina, a Niaqornat, in Groelandia, raccoglie barili pieni dei “bisogni” dei vicini, li carica su un carretto e li scarica in una fossa. A Niaqornat non ci sono fognature, ha infrastrutture così minimali che quando i residenti hanno bisogno di spostarsi usano elicotteri messi a disposizione dal governo, mentre una nave si occupa di portare loro i beni di sussistenza. L’unico adolescente del paese, vivacchia su Google Earth, ascolta canzoni rap che parlano di suicidio e per passare il tempo scolpisce statuette.

Sono 59 gli inuit che vivono per mesi nel buio più completo e per altri sei in una luce perenne. Sono così fuori dal mondo che verrebbe da pensare che la loro vita sia quasi divertente. La modernità sta però arrivando anche da loro e con essa i problemi socio-economici del Paese: suicidi giovanili, disoccupazione e difficoltà ad avere figli, il tutto aggravato dal cambiamento inesorabile del clima. Già, perché in una città come Niaqornat una delle cose che più influenza l’andamento delle vite dei suoi abitanti è il ghiaccio che si sta sciogliendo e mina le attività di caccia, quindi il cibo, quindi il sostentamento.

Nel 2012, la regista Sarah Gavron e l’operatore David Katznelson sono andati a vedere con i propri occhi la situazione. Hanno trovato una vera e propria collisione tra antico e moderno, una lotta delle persone contro il cambiamento climatico e le nuove politiche del governo.

Il risultato è stato Village at the end of the world:

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