trentino

di SAMANTA REVERBERI – Si sono chiusi da poco gli scrutini delle elezioni provinciali in Trentino Alto Adige, che ha assistito al rinnovo dei consigli delle province autonome di Trento e di Bolzano. Secondo un’opinione diffusa, durante queste elezioni, la regione delle Dolomiti si è mostrata come esempio del gioco “specchio-riflesso”, un baluardo delle inversioni di tendenza elettorale che testimonierebbe come la situazione politica nazionale sarebbe da paragonarsi a quella altoatesina in piccola scala. Nella patria del Müller-Thurgau alcuni partiti vengono schiacciati, altri perdono consensi guadagnati solo pochi mesi fa, altri ancora stravincono.

 Prendiamo la provincia di Bozen: qui, le elezioni, le vince il partito Svp (Suedtiroler Volkspartei), nientemeno che il gruppo autonomista più preoccupato delle minoranze tedesche e ladine che del resto. Tuttavia, nell’arena della politica altoatesina, i secessionisti di Arno Kompatscher hanno subìto un calo per quanto riguarda le percentuali di voto, a favore della destra populista tedesca del gruppo Die Freiheitlichen; i primi, infatti, alle elezioni del 2008 registravano il 48%, mentre oggi perdono un 3% circa, a vantaggio dei secondi. Dunque, il “partito della stella alpina” guadagna il podio (ma senza maggioranza assoluta)…e gli altri?

Seguono, i Verdi con Sel (preferenze all’8%), la fazione di Eva Koltz, il Pd…ma la coalizione Pdl-Lega Nord, alleatasi sotto il nome di “Forza Alto Adige” subisce lo schiaffo della delusione: sotto il 3%. I grillini? Com’è evidente, stelle e stelle alpine non sono proprio la stessa cosa: anche loro stanno sotto il 3% ma, se tutto va bene, ci scappa un posticino per un consigliere che prima non c’era.

Vediamo la situazione di Trento: Ugo Rossi vince con una percentuale da pole, esponendosi come rappresentante del partito Patt (Partito Autonomista Trentino Tirolese) ma sostenuto dal Pd. Tra gli altri consiglieri eletti troviamo Diego Mosna (Progetto Trentino), Maurizio Fugatti (Lega Nord), Filippo Degasperi (Movimento 5 Stelle) e Giacomo Bezzi (Forza Trentino). Il centrodestra trentino sembra aver cominciato il letargo, perché solo confrontando i risultati odierni con quelli del 2008, non c’è nulla da obiettare: un calo del 9% che fa slittare palesemente la coalizione Forza Trentino/Pdl a valle. Sul pendio pentastellato, invece, il calo percentuale è addirittura di 20 punti rispetto alle elezioni di questo 2013, segnalando una sorta di disaffezione anche i per il neo-partito di rottura, che sembra non aver incontrato (soprattutto nel breve tempo), non solo consenso ma, piuttosto, la fiducia dell’elettorato alpino.

“Ma sta scherzando? Abbiamo messo uno dentro che è una meraviglia!” dichiara soddisfatto Beppe Grillo. Un successo per il leader del movimento, la sorpresa che, forse, nemmeno lui si aspettava. “Abbiamo fatto il più grosso successo della nostra campagna politica da quando esistiamo”, e aggiunge “La gestione del denaro lì è in mano a Svp da una vita, dunque il voto di scambio è normale. Siamo riusciti a inserire un terminale, ora le cose andranno in rete, usciranno gli appalti e si saprà dove finiscono i soldi”. Insomma, le sue piccole dita unte da succhiare ce le ha anche l’M5S, seppur il risultato pare (in ultima sintesi) un po’ inglorioso.

Di chi è la colpa? A ben vedere, calo di qua, calo di là, si registra anche una minor affluenza alle urne del Trentino Alto Adige. Sono 47, inoltre, i voti contestati e non attribuiti durante lo scrutinio, che l’Ufficio centrale Circoscrizionale decide di attribuire a una lista (previa espressione del Tar). Tuttavia la “dolomite” nello scarpone è il drastico astensionismo di queste ultime provinciali: coloro che hanno deciso per una defezione da boicottaggio elettorale, hanno realmente vinto le elezioni. Una “non partecipazione” (di protesta?) record del 37,18%, spunto che, indubbiamente, dovrebbe illuminare circa i 144.609 voti ottenuti da Ugo Rossi, contro le 154.945 “preferenze” del partito dei non votanti (sì, un “preferisco non votare”).  Allora, forse, ecco che chi davvero crede nello specchiarsi di una situazione nazionale in una regionale, non ha tutti i torti: lo scontento dei cittadini e la mancanza di credibilità sono tali da fiaccare anche le reni dei somari più laboriosi, deprimono la gente che ha bisogno di risposte e non, a questo punto, di speranze. Poi, magari, è solo e tutta colpa della bassa stagione.

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