Published On: Lun, Nov 25th, 2013

La vera storia dei capelli bianchi di Paola Concia

Paola Concia

Paola Concia presenta il suo libro

di GRETA BISELLO – Un dibattito tutto al femminile quello tenutosi sabato 23 Novembre, a conclusione del trittico di incontri promossi dalla libreria Ubik, che affronta il tema dei diritti civili, sul quale si confrontano l’ex parlamentare Paola Concia, che promuove la sua -precoce- autobiografia “La vera storia dei miei capelli bianchi”, il Vice Sindaco Nicoletta Paci e l’assessore al Welfare Laura Rossi.

Esistono ancora, a quanto pare, persone che all’uscita di un bar gridano a una donna “Mi fai schifo, lesbica” ma la suddetta, senza paura e con una nuova coscienza di sé le rincorre decisa a non subire più passivamente, o ancora c’è chi dice che l’omosessualità “sia una malattia da cui bisogna curarsi” o che sia “anormale amare una persona dello stesso sesso”. Dopo tanti anni di discriminazioni più o meno palesi, l’autrice, attraverso lo strumento libro, si rivolge soprattutto ai giovani, e lo fa con parole nuove, le stesse che, se usate impropriamente, diventano armi in grado di colpire la pelle e il cuore, rivendicando la libertà di ciascuno di vivere a suo modo la sessualità o l’uguaglianza nell’essere cittadini di doveri ma ancor più di diritti.

Se la politica non si mobilita con leggi adeguate, i tribunali si sostituiscono nelle decisioni, facendo prevalere la democrazia’’ questo il commento della Concia sul caso di alcuni giorni fa riguardo l’affidamento di un bambino a una coppia gay a Parma, che, come testimonia l’Assessore al Welfare “è stato un iter lungo e faticoso fatto di continue verifiche anche dopo aver ottenuto l’idoneità necessaria” (verifiche cui non sarebbe stata sottoposta una coppia etero). Si dice molto orgogliosa il Vicesindaco poiché “i diritti civili, non dovrebbero avere bandiera politica e anzi, dovrebbero prevalere, sempre, come in questo caso”.

Con estrema schiettezza e sincerità l’autrice ci racconta di una spregiudicata diciassettenne, nata ad Avezzano nel 1963, che decide di vivere liberamente la sua storia d’amore con Giulia, la conseguente violenza psicologica che questo gesto innesca negli altri, tanto da spingerla a reprimere “quel mostro dentro” attraverso il suo primo matrimonio con un uomo che rispetta e stima ma, cosa fondamentale, non ama.

Ho creato intorno a me una prateria di dolore, la mia è stata una vita schizofrenica”, a confessarlo però non è più la ragazza infelice di quei giorni, ma la donna che oggi parla di sua moglie Riccarda, senza eccentricità o fanatismi ma con l’autenticità che solo l’amore, quello vero, sa trasmettere.

Ha inoltre riservato dure parole nei confronti della politica italiana, registrandone l’arretratezza rispetto al resto dell’Europa per quanto riguarda ad esempio la legge contro l’omofobia o il testamento biologico. Non risparmia da giudizi negativi neppure il suo PD, colpevole di strumentalizzare i grandi temi per ingaggiare battaglie che diventano politiche e ideologiche ma “nell’amare qualcuno non c’è niente d’ideologico” e colpevole inoltre di un estremo moralismo che obbliga il Paese a un’impasse senza fine.

Da grande combattente e donna di sport cerca risultati anche nel delicato tema della violenza sulle donne, partorendo il fortunato slogan “C’è solo un modo per cambiare un fidanzato violento, cambiare fidanzato”, utilizzato a livello internazionale, denunciando oltre a quello fisico un altro tipo di sopruso, che si abbatte contro le donne libere e attive le quali vengono “sterminate nei partiti così come nel quotidiano perché scomode”.

In chiusura le viene chiesto un parere sulla pratica del coming out, la Concia risponde: “Ogni volta che un uomo passeggia per mano con la sua donna sta mostrando agli altri il suo essere eterosessuale, se invece a farlo siamo io e Riccarda, allora veniamo considerate esibizioniste”.

Sarebbe forse utile rivedere prima di tutto l’utilizzo delle nostre parole, porta voci della nostra cultura.

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  1. valentinanappi ha detto:

    Fantastico articolo, esprime il vero senso dell’amore

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