Berlusconi e Putin
Berlusconi e Putin

di MASSIMILIANO PARENTI – I rumors – che quasi sempre non ci azzeccano – sostengono che l’arrivo di Putin in Italia in un momento come questo non è casuale: cosa ci può essere dunque dietro le trattative italo-russe su economia e gas?

L’ultima visita del leader russo risale al lontano 2007: allora si presentò nella capitale per discutere gli accordi sul rifornimento dei combustibili fossili che alcune industrie siberiane condividevano con noi; naturalmente sostò a casa B. e con tutta probabilità partecipò a una sua qualche cena elegante. Come è ben noto i due sono in ottimi amici a causa delle loro affinità intellettuali e di metodologia politica (…).

La decadenza al Cavaliere, che potrebbe porre fine ai suoi napoleonici cento giorni delle larghe intese, è un evento da non sottovalutare: sotto pressione com’è, con il delfino Alfano che fonda il nuovo centrodestra portandogli via ministri e ministre e una lista di amicizie economiche e politiche che si assottiglia di giorno in giorno (molto lentamente comincia a prendere piede in lui l’idea che i tempi del berlusconesimo stiano giungendo al termine), questo pover’uomo si sente quasi nudo, ormai privato di tutte le sue solite e infinite risorse. Ma come è risaputo ai farabutti non piace finire male e, trovandosi in mezzo ad una delle tempeste più pericolose della sua vita, è probabile che abbia setacciato bene la manica a caccia degli ultimi assi da giocare. Il più potente e influente è appunto lui, l’amico Vladimir, che di certo si sente in dovere di correre in aiuto dell’amico ferito. Come si comporterà ora? Si tratta naturalmente solo di speculazioni e di complottismi all’altezza di Mistero, ma nessuno ci vieta di farli. Se è vero che l’arrivo di Putin significa (anche e soprattutto) questo, allora sono possibili due interpretazioni: numero uno, verrà usata la tattica del ricatto economico (ricordiamoci la quantità di materia prima che importiamo da lì), cioè lo stratagemma da western spaghetti del “lasciatelo andare o niente accordo” e noi, che nel nostro paese siamo ormai abituati a tutto, possiamo anche a crederci. La seconda, che non esclude comunque la prima, è che ad Arcore Silvio abbia già fatto le valigie e sia pronto per un esilio indotto in terra russa, mostrando così una certa continuità con il vecchio amico Bettino. Magari non se ne andrà questa volta, ma intanto ha sondato il terreno nel caso gli dovesse capitare di fare i bagagli prima del tempo.

È difficile immaginare una fine degna per il nostro amico, poiché qualsiasi cosa capiterà ai suoi ultimi anni di vita potrebbe risultare comunque coerente con la sua persona: che decida di ritirarsi nella sua villa in Sardegna per dedicarsi essenzialmente alle sue cene eleganti, o che viva fino all’ultimo giorno tra inni e propaganda, o che fugga come latitante all’estero, ci sembrano in ogni caso opzioni verosimili.

Perché non ci appartiene più, ormai, la capacità di stupirci e di disperarci per lui.

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