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di DIEGO REMAGGI – Durante la primavera araba del 2011, migliaia di tunisini presero la via del mare per cercare fortuna nel vecchio continente. La rivolta popolare aveva scosso tutto il nord Africa e le frontiere erano diventate una terra di nessuno. In Italia il ministro dell’Interno era Roberto Maroni, che affrontò l’ondata anomala di sbarchi trasformando Lampedusa in un enorme centro di accoglienza “carcerario” a cielo aperto, chiedendo aiuto all’Europa. Con l’aumentare dei flussi migratori vennero aperte tendopoli e caserme in disuso per tenere a bada coloro che volevano solo proseguire il proprio viaggio.

Il 5 aprile fu una data fatidica. I migranti che erano arrivati prima ottennero un permesso di sei mesi, quelli sbarcati dopo vennero considerati clandestini. In un tipico pasticcio all’italiana, il sistema giustizia andò in crisi e nacque l’”affare Mineo”.

A 35 chilometri da Sigonella, la ditta Pizzarotti (quella di Paolo, quello potente) aveva costruito un residence per le famiglie dei militari americani, ma proprio mentre iniziano gli sbarchi la struttura è vuota. Agli Statunitensi sono piaciute situazioni più comode e soprattutto economiche. Pizzarotti ha una bella patata bollente tra le mani, non riesce a liberarsene finchè un giorno, un governo “amico”, non decise di aiutarlo trasformando il residence in CARA (Centro per richiedenti asilo). A partire dal quel momento vennero convogliati a Mineo i richiedenti asilo provenienti da ogni parte d’Italia, i CARA vennero trasformati in CIE (Centri di Identificazione ed Espulsione) e la ditta Pizzarotti era salva senza rimetterci nemmeno un euro. Anzi, ricevendo 6 milioni di euro all’anno

Il problema è che, a distanza di due anni, il villaggio di Mineo è strapieno, ci sono proteste e rivolte da parte di profughi e rifugiati, dimenticati da tutti. Le pratiche, concentrate nella vicina Catania, si sono allungate all’infinito, perse, messe da parte, lasciate chissaddove. Le risposte tardano ad arrivare e Mineo è diventata una polveriera.

L’Alto commissariato Onu per i rifugiati e il Consiglio italiano per i rifugiati si opposero invano alla trasformazione in CIE, ma almeno per altri 6 anni la situazione rimarrà questa.

Mineo ha ufficialmente 2000 posti, anche se attualmente alloggia quasi 4.000 persone. “Impossibile verificare la situazione – scrive Repubblica – perché la prefettura di Catania non ha mai risposto in tre mesi alle nostre ripetute richieste di autorizzazione”.

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