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di BRUNELLA ARENA – A Parma “Ospedale Vecchio” significa una spina nella storia recente della città, il vecchio complesso Ospedaliero, oggi sede di una parte dell’archivio di stato, del centro cinema “Lino Ventura”, del circolo cittadino “Aquila Longhi”, della cooperativa “I Girasoli” e di tutte le strutture della biblioteca civica, è stato negli ultimi anni, e lo è ancora, al centro di una complicata situazione: conteso tra chi vuole privatizzarlo e chi lo vuole destinato al pubblico.

Anche in seguito alla notizia del 6° posto ottenuto dall’Ospedale Vecchio nella classifica de I Luoghi del Cuore stilata dal FAI (Fondo Ambiente Italiano) abbiamo fatto il punto della situazione con Fabrizio Tonelli, membro dell’associazione Ambulatorio dell’Ospedale Vecchio che opera da anni perchè la struttura resti un bene pubblico e come tale sia trattato e impiegato.

Partiamo dall’inizio.

La struttura viene riacquistata dal comune nel 1928 e fino al 1945 resta in mano ai militari che lo usano come deposito; tra il 46 e il 48 fanno si insediano l’ Aquila Longhi, l’archivio di Stato e la struttura comincia a delinearsi come un vero e proprio polo culturale di una certa rilevanza. E’ del 1975 la decisione del comune di sistemare la biblioteca civica , la Bizzozzero, l’emeroteca, la Balestrazzi e altri enti nella palazzina in cui si trovano adesso con un piano programmato (previsto nel Vincolo di tutela storico architettonica su tutto l’edificio, ex lege 1089 del 1939, posto dal Soprintendente ai Monumenti dell’Emilia Romagna Calvanidi) che arrivava fino al 2003 e prevedeva la sistemazione delle strutture e l’allocazione dell’ente previsto. Un programma lungo ma ponderato e per cui il comune non si sarebbe indebitato, come non aveva fatto fino a quel momento. I fondi erano in parte messi a disposizione dal comune, come quelli per rifare i tetti tra l’86 e l’87, e in parte dal ministero.

Cosa succede dal 2003 in poi?

Fino a quel momento il programma era stato rispettato, c’erano parti non ancora sistemate ma procedendo un pezzo per volta era normale che alcune zone non fossero state ultimate. Anche nei primi anni del primo mandato di Ubaldi la situazione non cambia. Il vincolo di tutela stabiliva che sulla struttura non si poteva intervenire con lavori di ristrutturazione ma solo di restauro e che l’uso doveva rimanere pubblico rispettandone la natura culturale; inoltre il P.O.C. (Piano Operativo Comunale) del 2000 inserisce l’Ospedale Vecchio nella categoria “area destinata ad attrezzature confermate e di progetto urbane e comprensoriali” per le quali è vietata la ristrutturazione (art. 34 centro storico).

Volendo, il Comune sarebbe potuto intervenire sulla struttura?

Sì ma solo ed esclusivamente nel rispetto della linea culturale dell’edificio, sì a maggiori unità e servizi ma con gli stessi scopi delle strutture esistenti.

E poi?

La giunta Ubaldi sigla una variante al P.O.C, il 30 giugno 2003, con solo 2 voti contrari, e l’Ospedale Vecchio diventa“contenitore disponibile” con elenco funzioni possibili, come ristorante. Viene quindi proposto il project financing (procedura di finanziamento privato per opere pubbliche, ndr) puntando su due cose assolutamente fasulle, la prima, che il complesso era a rischio sicurezza e il comune non aveva soldi per affrontare le spese; l’altra, che il comune aveva fatto richiesta di fondi ma i finanziamenti non sono mai stati concessi. Abbiamo ricercato negli archivi da prima del 2003 e di queste richieste di finanziamento non abbiamo trovato traccia.

Ma la cosa strana è che quando il sindaco porta in discussione la proposta del finanziamento la giunta, in realtà, non sa quello che sta approvando, perchè quello stesso giorno sulla Gazzetta Ufficiale viene pubblicato il bando proprio per il project financing dell’Ospedale Vecchio che sarebbe diventata una “Cittadella della carta e del cinema; scadenza di presentazione delle proposte al 31 dicembre: l’impresa privata appaltatrice avrebbe avuto in concessione, evacuando gli istituti culturali, fino al 50% della superficie coperta lorda complessiva nei settori sud-est e sud-ovest dell’immobile, ossia tutti i corpi del fronte monumentale su strada D’Azeglio compreso il portico urbano rinascimentale, nei quali «potrà realizzare e gestire, tra l’altro, strutture ricettive ed esercizi commerciali secondo quanto previsto dagli strumenti urbanistici vigenti o adottati al momento dell’inoltro della proposta e dai piani di valorizzazione commerciale»; la ditta vincitrice avrebbe inoltre potuto richiedere al comune di Parma un contributo per raggiungere l’equilibrio economico-finanziario; RUP geometra Tini”. Si comincia a parlare di privatizzazione, ma se la giunta si era riunita ed aveva ricevuto la proposta del project financing com’era possibile che fosse già pronto il bando? .

Cosa hanno risposto all’obiezione che non sapevano quello che stavano accettando?

Che in effetti non lo sapevano, ma che il sindaco lo aveva ripetuto con convinzione così tante volte che si sono fidati.

Continuiamo.

I progetti vengono bocciati, modificati, riproposti sempre per tenere fede all’idea iniziale di far sorgere un complesso di lusso: albergo, ristorante, residenze, negozi. Nel 2010 Pizzarotti si aggiudica il contratto di costruzione e gestione, rinunciando in seguito al progetto dell’albergo. L’archivio inizia ad essere spostato; nel 2011 cade Vignali e vengono indagati 11 assessori per violazione del codice Urbani e abuso d’ufficio, la magistratura ha aperto l’indagine e 5 sono stati rinviati a giudizio (Aiello, Buzzi, Buttini, Monteverdi e Pizzarotti).

Arriviamo ai 5 Stelle.

Dai 5 Stelle non abbiamo ricevuto risposta alcuna e se non si rescinde il contratto, cosa che il comune potrebbe fare senza pagare, quell’accordo è valido, con quello che ne consegue. La nuova giunta, nella figura dell’assessore Alinovi, ha chiaramente detto che l’Ospedale Vecchio non è la priorità. Noi vorremmo che quello che il Movimento ha detto e sostenuto in campagna elettorale: “Un grande valore della città che deve rimanere nelle sue funzioni alla città, un bene pubblico, un complesso monumentale di 21.000 metri quadrati vincolato dal codice Urbani sui beni culturali che apre la strada al restauro e non comprende interventi che ne alterino il valore storico-artistico.” (dal programma del MoVimento 5 Stelle); e che il sindaco ha poi recentemente ribadito “Non c’è nessuna volontà di privatizzare l’Ospedale … C’è la reale opportunità di arrivare finalmente ad un obiettivo comune, e proprio per questo non riesco a comprendere chi avanza sospetti di altro genere”, venga rispettato.

Chiediamo l’unico intervento che possa porre fine a questa situazione: la revoca della variante del POC e il reinserimento dell’Ospedale Vecchio nella prima categoria di appartenenza; in secondo luogo la rescissione del contratto con Pizzarotti e l’approntamento delle indagini storiche e scientifiche preliminari, richieste per gli interventi di restauro. Inutile ribadire il totale no a qualunque forma di privatizzazione e, soprattutto, che la chiarezza e la coerenza tanto decantate dai 5 Stelle siano reali ed effettive.

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