Published On: Lun, Nov 18th, 2013

PDL-FI, l’ora della scissione è scoccata

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di ANASTASIA BIANCARDI – E finalmente arriva il tanto atteso divorzio tra Berlusconi e Alfano. Il primo addoloratissimo per la pugnalata alle spalle da parte del suo pupillo, a cui aveva ceduto anche la presidenza del Pdl; e il secondo deciso a prendere le distanze da Forza Italia e dal suo maestro pur di spiccare il volo, una volta per tutte, senza la vecchia maschera di cera appresso. Perché lo sappiamo tutti, anche se Angelino non lo vuole affermare, che quando il mentore non serve più, e sta diventando un ostacolo, l’unica possibilità è quella di fuggire il più lontano possibile da lui, tentando qualsiasi strategia pur di provare a diventare il nuovo leader. Ed è così che Alfano ha deciso di fare, tradendo la fiducia di Silvio e trascinando con sé già 26 deputati che gli bastano per poter formare un gruppo. Quel gruppo che ha già pronto un logo e un nome: “Nuovo Centrodestra”, che dichiara in modo chiaro e conciso quanto Berlusconi appartenga al passato. Ma Silvio non si arrende, piagnucola un po’ davanti alle telecamere, fa presente quanto Angelino sia stato falso e traditore, soprattutto dopo tutti gli anni passati assieme a sostenersi a vicenda, e decide di andare avanti, tornando al vecchio Forza Italia fondato proprio dal Cavaliere nel 1994, un mito ancora non tramontato del quale hanno già rispolverato la vecchia e simpatica canzoncina.
Non importa se Berlusconi è stato condannato, non importa se la sua presenza in senato potrebbe decadere, lui va avanti in quanto vittima innocente di un sistema politico e giuridico sbagliato, pronto a farsi rieleggere per guidare l’Italia, paese in preda ad una crisi economica di cui, nonostante i dieci anni del suo mandato, lui non ha alcuna colpa.

«Saremo attaccati, ma non avremo paura, combatteremo per affermare le nostre idee. Abbiamo un buon alleato, la nostra buona coscienza». Dichiara Angelino, forte dei propri ideali.
Intraprende, così, il suo cammino con il nuovo progetto politico garantendo stabilità al governo e rassicurando Letta, ma promettendo di aiutare Berlusconi nelle sue battaglie. Silvio, dichiara lui stesso, è stato come un padre. Hanno discusso spesso, ma tra di loro c’è sempre stato tanto amore. Per questo è bene distaccarsi dal vecchio presidente, ma senza sputare nel piatto in cui s’è mangiato per tanti anni!
Allora, Alfano ribadisce l’ingiusta applicazione retroattiva della legge Severino, il bisogno di una revisione radicale della giustizia e un intervento sulla crisi economica.
Berlusconi, però, non sembra farsi abbindolare facilmente e, attraverso il suo discorso durato ben due ore, chiarisce che il Nuovo Centrodestra dovrà essere trattato come la Lega e, prima o poi, dovrà sottomettersi all’unione dei partiti moderati che lui stesso tenterà di ottenere.
Con Alfano si apre una nuova era per il centrodestra, fatta in realtà dalle stesse persone che cambiano partito a seconda delle necessità, ma che si schierano a favore del Governo Letta e delle richieste del Presidente Napolitano. Fra gli appartenenti all’ormai vecchio partito, Lupi non segue il vecchio presidente, ma gli rimane fedele; Formigoni dà la colpa della scissione ai Falchi, contrari a salvare il governo; Schifani rassegna le dimissioni da capogruppo del Pdl; Bondi spiega quanto Alfano, in realtà, abbia voluto imporre l’accettazione della decadenza del Senatore, ovviamente rifiutata; e Maroni, infine, si crogiola tra la rottura del Pdl e la spaccatura di Sceltacivica sicuro, in un futuro prossimo, di poter finalmente governare l’Italia.

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