Published On: Sab, Nov 2nd, 2013

Rifiuti tossici, Schiavone: “Tra vent’anni saranno tutti morti”

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A volte la realtà supera persino la più violenta fantasia. Parliamo di un affare da 600-700 milioni di vecchie lire al mese, che ha devastato le terre nelle quali, dato il tipo di veleni coperti dalla terra, era verosmile che “nel giro di vent’anni morissero tutti”. A riferirlo, mettendo i brividi a tutti, è stato – nel 1997 – Carmine Schiavone, pentito (dal 1993) del clan dei Casalesi, interrogato dalla commissione ecomafie. L’audizione è avvenuta 16 anni fa ma i verbali sono stati desecretati proprio ieri. La condanna a morte dell’ex-boss alle terre in cui operava è agghiacciante e mostruosa: “Gli abitanti di paesi come Casapesenna, Casal di Principe, Castel Volturno e così via, avranno, forse, venti anni di vita”. Una confessione che lascia veramente senza parole.

Un sistema militare

I rifiuti radioattivi, racconta Schiavone, “dovrebbero trovarsi in un terreno sul quale oggi ci sono le bufale e su cui non cresce più erba”. Si parla di fanghi nucleari che arrivavano direttamente dalla Germania su camion del tutto anonimi, le cui spedizioni venivano accettatte un po’ da tutte organizzazioni criminali presenti in Italia (dalla mafia alla ‘ndrangheta alla Sacra Corona Unita) tanto che è possibile ipotizzare che anche nelle zone più strettamente legate a tali mafie ci siano state le stesse modalità di “trattamento dei rifiuti”. Schiavone arricchisce il suo racconto di particolari e racconta: “Avevamo creato un sistema di tipo militare, con ragazzi incensurati muniti di regolare porto d’armi che giravano in macchina. Avevamo divise e palette dei carabinieri, della finanza e della polizia. Ognuno aveva un suo reparto prestabilito”.

Boldrini: un atto che dovevamo ai cittadini

“Si tratta della prima volta che la presidenza della Camera – senza che questo sia richiesto dalla magistratura – decide di rendere pubblico un documento formato da Commissioni di inchiesta che in passato lo avevano classificato come segreto”, ha sottolineato la presidente della Camera, Laura Boldrini. “Lo dovevamo in primo luogo ai cittadini delle zone della Campania devastate da una catastrofe ambientale cosciente e premeditata: cittadini che oggi hanno tutto il diritto di conoscere quali crimini siano stati commessi ai loro danni – conclude la presidente -, per poter esigere la riparazione possibile”.

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