Published On: Ven, Nov 29th, 2013

Trasporti: in viaggio verso il caos

sciopero trasporti

di ANASTASIA BIANCARDI – Quando si parla di trasporti pubblici a due italiani su tre si accappona la pelle. Uno dei vari, troppi, tasti dolenti del paese sono proprio le pessime condizioni in cui versano i trasporti nazionali e regionali. Sulla vetta del “disagio” dei trasporti pubblici c’è Trenitalia, che ricorda tutti i giorni ai pendolari quanto sia costoso un servizio che dovrebbe essere alla portata di tutti e, allo stesso tempo, quanto questo servizio sia in realtà equiparabile ad un’altra ora di lavoro passata in piedi, stipati nel vagone senza riscaldamento o senza aria condizionata e, magari, aggiungendo venti minuti di ritardo ad una giornata che è stata già pessima di suo. Per poi arrivare agli autobus che non sono mai in orario, mancano le corse o rispettano tabelle che con le esigenze dei cittadini c’entrano poco e niente. In Italia, i mezzi di trasporto sono adatti solo a coloro che hanno orari flessibili o hanno tutta la giornata davanti come gli anziani che, dopo aver fatto la coda di circa un’ora alle Poste per ritirare la pensione, attendono un’altra ora in piedi vicino alla fermata dell’autobus nella speranza di vedere un mezzo comunale o provinciale passare.

Ma le regioni non hanno soldi, e se li hanno li concentrano nelle grandi città, o devono affrontare problemi ben più grandi, anche se di risultati non se ne vedono, e il diritto di poter usufruire del trasporto pubblico viene meno. I lavoratori delle aziende di trasporti vengono licenziati, o mandati in cassa integrazione, e le corse vengono soppresse. L’unica soluzione è svendersi al primo investitore privato disposto ad investire nell’azienda ma a modo proprio, con proprie regole e propri lavoratori. E questo è il percorso diventato ormai “normale” che le aziende pubbliche intraprendono nel nostro paese. Un esempio fresco è la situazione che ha visto Genova nel caos più assoluto, creato dai cinque giorni di sciopero indetto dai sindacati e seguito dai dipendenti del’Amt contrari alla privatizzazione dell’azienda. La lotta è stata dura, ma sabato 23 novembre è arrivata l’approvazione della bozza d’accordo proposta dai sindacati per investire sull’azienda pubblica. La Regione si impegna a mantenere la caratteristica pubblica dell’ente dei trasporti, e a finanziare l’acquisto di 15 nuovi mezzi di trasporto subito, e altri 200 nei prossimi quattro anni. Il comune investirà 4,3 milioni di euro nella riapatrimonializzazione dell’Amt e altri 4 milioni saranno usati per riorganizzazioni aziendali. Che il risultato ottenuto a Genova possa essere un esempio per le prossime battaglie che gli italiani si troveranno a dover fronteggiare?

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