Vincenzo Bernazzoli

“Questa non è certo la fase migliore della storia delle Province, ma noi dobbiamo avere il coraggio e la dignità di andare fino in fondo al meglio. I cittadini di Parma rispettano il lavoro che abbiamo fatto, c’è da fare bene il nostro dovere fino all’ultimo”. È un richiamo alla dignità del lavoro e delle persone che operano nelle Province quello che questa mattina è scaturito dal tradizionale incontro del presidente della Provincia Vincenzo Bernazzoli con i dipendenti dell’ente. Un incontro che avviene in un momento particolare, a pochi mesi dalla fine del mandato di Bernazzoli e soprattutto alla vigilia della discussione in Parlamento del disegno di legge che prevede la trasformazione delle Province in enti di secondo livello: la discussione riprenderà una volta approvata la legge di stabilità, e potrebbe concludersi entro l’anno. Stando al disegno di legge, le Province diventeranno enti di secondo livello e subiranno una fortissima riduzione delle funzioni: resterebbero la pianificazione territoriale, il coordinamento ambientale, la viabilità, ma non gli altri ambiti. Le scuole, per esempio, passeranno ai Comuni. “L’idea è che per ora si debba approvare questa trasformazione dell’ente, il tema delle funzioni sarà affrontato dopo. Dovranno decidere Comuni e Regioni chi si fa carico di cosa. Al momento, dunque, non è dato sapere chi prenderà in carico le altre funzioni e in che modo. Io continuo a nutrire perplessità sul fatto di gestire una riforma istituzionale in questo modo, l’ho sempre detto e lo ribadisco”, ha proseguito Bernazzoli (affiancato dalla giunta), che ha fugato le preoccupazioni occupazionali dei dipendenti: “Ci sono accordi tra le organizzazioni sindacali e il governo per la garanzia del posto di lavoro”.

Poi di nuovo sulla riforma che sta per partire: “La politica e le istituzioni sono al servizio delle persone, e gli enti locali come il nostro sono i più vicini ai cittadini. L’eliminazione delle Province indebolisce inevitabilmente il ruolo dei territori e dei comuni”, ha osservato il presidente, che ha ribadito le critiche anche di metodo: “Io continuo a pensare che il tutto sia stato fatto nel modo sbagliato, e sono molto preoccupato perché mi sembra un modo abbastanza “pericoloso”, dal punto di vista democratico, di affrontare le questioni di un Paese. Da anni sono convinto che si debbano fare dei cambiamenti, e l’ho detto in mille occasioni, perché il nostro sistema così com’è non regge ai tempi. Però c’è modo e modo di farlo. Se si vuole modificare un sistema istituzionale si deve dire che architettura si ha in testa, e non pensare a fare le modifiche attraverso l’abolizione di un ente accusandolo di essere l’emblema dello spreco e della casta. Noi sappiamo che non è così”.

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