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di FRANCESCA FONTANA – La Croazia, entrata nell’Unione Europea il primo luglio scorso, ha una popolazione prevalentemente cattolica. La Chiesa ha quindi un peso importante e non stupisce che l’iniziativa promossa dal collettivo conservatore “Nel nome della famiglia”, sostenuto dalla destra nazionalista oltre che da cardinali e vescovi, abbia raccolto oltre 750mila firme sul tema del matrimonio. Da qui il referendum di ieri, che chiedeva ai cittadini: “Vuoi definire il matrimonio come l’unione tra un uomo e una donna?”. Il 65,77% ha risposto “sì” e così, dopo Lettonia, Lituania, Polonia, Ungheria e Bulgaria, anche la Croazia inserisce nella propria Costituzione una definizione esclusivamente eterosessuale del matrimonio.

La bassissima affluenza – solo il 37,86% dei 3,8 milioni di cittadini aventi diritto al voto – pone seri dubbi sulla legittimità democratica: non ne è però compromessa la validità, visto che non era richiesto alcun quorum. I valori tradizionali hanno avuto la meglio ma da più parti si sono levate opposizioni e critiche e tutti paiono avere la stessa idea: questa consultazione è una forma di discriminazione e di divisione tra famiglie di primo e secondo grado. La coalizione di centro-sinistra si è schierata da subito contro: il premier Milanovic, giudicando questo voto “triste e insensato, un’espressione di omofobia”, ha spiegato che questo “non può in nessun modo limitare uno sviluppo futuro della regolamentazione legislativa delle unioni civili tra le persone dello stesso sesso”. Rimane il timore che la giornata di ieri possa essere un precedente per legittimare altre consultazioni potenzialmente lesive dei diritti delle minoranze, prima fra tutte quella serba. Proprio ieri, tra l’altro, scadevano i termini di raccolta firme per il referendum sostenuto dai nazionalisti contro il bilinguismo.

Il presidente Josipovic, amareggiato, ha commentato: “Una nazione si giudica dall’atteggiamento che assume nei confronti delle minoranze”. Sono contro anche le associazioni che mettono in guardia dall’utilizzo di uno strumento democratico quale è il referendum a danno di un principio fondamentale come la tutela dei diritti umani e civili. Bruxelles non prende posizione sul voto: la questione delle unioni omosessuali nell’Unione Europea resta di competenza dei singoli Stati. 

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