Published On: Gio, Dic 12th, 2013

Dimmi come mangi e ti dirò chi sei

cooking

di GIORGIA FIENI – Spesso è non solo ciò di cui ci nutriamo, ma anche il nostro atteggiamento verso il cibo a determinare peso e metabolismo (e, se non siamo dotati di autocontrollo, ci sono sempre comode app come Eatery che contano le calorie di un pasto e segnalano quando stiamo esagerando).

Gli studi psicologici in proposito ce lo confermano: stress, potere della ricompensa, colore e dimensione del cibo ne influenzano anche il gusto. Ma non solo: anche dove ci si siede, l’ora del giorno e la persona con cui si divide il pasto.

Pare infatti che luci soffuse, musica soft e un arredamento privo di colori forti quali giallo e rosso aiutino a sentirsi più sazi e ad apprezzare di più il menu. Che al mattino, appena svegli, siamo perfettamente in grado di consumare una colazione equilibrata ma che con l’avanzare del giorno siamo sempre di più alla ricerca di junk food. E che qualche lezione di cooking therapy possa aiutare a ritrovare l’armonia familiare…specie puntando su comfort food e ricette della tradizione familiare.

Non dobbiamo però trascurare anche l’attrazione che naturalmente proviamo verso il melting pot, ovvero verso tutto ciò che fa etnico e pure chic. Tutto ciò che non conosciamo in cucina diventa un nuovo esperimento, la possibilità di stupire, il coraggio di mettersi alla prova. Guardiamo al nord Europa e al sud America come fonti continue di ispirazione, alla ricerca non solo di ricette, ma soprattutto di alimenti, come se ancora non fossimo convinti che la dieta mediterranea sia equilibrata e nutrizionalmente valida (ed evidentemente non lo siamo, visto che le ultime ricerche in proposito evidenziano che tutti la conosciamo ma pochi di noi la considerano davvero come stile di vita da seguire ad esempio).

Un rapido calcolo però ci fa riflettere pure su altro: nel dopoguerra il 60% della spesa familiare andava in cibo; oggi, su 750 miliardi di consumi, ne spendiamo appena 180 per mangiare (120 in casa e 60 nei ristoranti). Traduzione: spendiamo di più per telefonare e dire “butta la pasta” che per buttare la pasta.

L’approccio psicologico con la cucina ha quindi un valore molto significativo, e in futuro ne continueremo a parlare, perché modifica il nostro modo di valutare l’evoluzione della gastronomia.

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